Carissimi,
e' difficile per un italiano abituarsi al sistema delle mance americane! Paola non ce la fa ancora e io ci ho messo un po'. Per noi lasciare la mancia e' impensabile, qui e' sacro. 10% se ti hanno servito male (attenzione che non si scende sotto al 10%), 15% se sono stati cortesi e nulla di piu' e poi oltre se avete ricevuto un servizio eccellente! Abbiamo appena finito di cenare in un ristorante dell'aeroporto (potete immaginare quanto economico potesse essere). La mancia, purtroppo, va di conseguenza! Paola va in bagno e io aspetto il resto per lasciare quanto dovuto. Al suo ritorno si lamenta per la mancia lasciata (15%), non perche' eccessiva rispetto alla percentuale, ma perche' di grosse dimensioni (visto il conto). E' chiaro che spendendo molto, la mancia e' alta... Cosa ci si puo' fare? Le percentuali mica le ho inventate io!!!!
Bando alle ciance, mentre Paola e' a cercare un dessert (possibilmente economico), io guardo dai vetri il nostro aereo. E' gia' pronto al gate, un Boeing 767-300 della Hawaiian Air! Partiremo alle 22 circa da Honolulu per essere domani mattina a Los Angeles dal mio fratellino Pasquale! Finalmente, non vedo l'ora di abbracciarlo, sono mesi che ci diciamo che dobbiamo vederci, ma non c'e' mai stata occasione! Giacche' allora sapevo che il mio biglietto di ritorno per Torino (passando per Francoforte) era da Los Angeles (non chiedetemi perche', calcoli fatti a suo tempo con i miei che dovevano venirmi a trovare proprio in questo periodo), allora l'occasione era ghiotta per inserire la visita a LA (Los Angeles) alla fine della mia esperienza statunitense!
Ma, fermi tutti, cosa abbiamo fatto prima di approdare qui?
Ci siamo lasciati l'ultima volta con la descrizione dell'arrivo a Kauai, in un cottage da sogno. I giorni passati sull'isola sono stati memorabili. Il cottage si e' rivelato l'ennesima ottima scelta (pacca sulla spalla - rossissima causa sole - a me stesso) e anche il resto e' andato oltre ogni piu' rosea aspettativa!
Lunedi', primo giorno a Kauai, siamo stati in mattinata (dopo una lunga e sonora dormita) alla spiaggia chiamata Secret Beach, subito dopo il faro di Kahiluea. Un paradiso. Eravamo circa in 8 in una spiaggia non troppo grande, con la sabbia gialla, fine, le onde oceaniche che si infrangevano su una riva irregolare e scogli ai lati, come nelle migliori spiagge!! Abbiamo cercato un po d'ombra dove sdraiarsi e, tra un libro e una nuotata, la mattina e' passata in grande relax.
Per tornare alla nostra lentissima cabriolet, abbiamo fatto un sentiero con un grado di pendenza mostruoso (avremmo avuto difficolta' pure con gli scarponi, figuriamoci con i sandali) ma alla fine abbiamo conquistato il parcheggio e la nostra bollente fuoriserie!
Il programma del pomeriggio dove ancora costruirsi nelle nostre menti. Cogliamo l'occasione allora per prenderci due frullati (uno cocco e ananas, l'altro cocco e cioccolato), mentre visitiamo un mercatino di artigianato (piu' o meno locale) dal quale arraffiamo (beato cambio $->euro) alcuni gingilli che serviranno per arredare la nostra casetta! Il caldo ci prende le membra e dunque, volendone scappare, cio' che ci viene in mente e' di guidare fino alla zona sud-ovest dell'isola (noi eravamo nella parte opposta), per visitare il famoso canyon dell'isola! Le curve sono molte, Paola resiste egregiamente, si ride, si scherza e si chiacchiera, finche' non arriviamo finalmente al canyon. La vista e' superba, con colori misti tra il verde (varie tonalita') e il color rosso terra. Sono contento che Paola abbia avuto l'occasione di vedere un canyon, pure sapendo che nulla batte i caynon dell'Arizona!
Continuando sulla medesima strada incontriamo una natura spettacolare, dalle mille tonalita' di verde, ci sono campi del YMCA e del YWCA (giovani cristani americani maschi e fimmmmine), un osservatorio della NASA e, infine, il punto panoramico tanto anelato... peccato che era totalmente avvolto da una nuvola che a mala pena ci faceva scorgere l'un l'altra... una delusione tremenda sentire l'oceano in lontananza e vedere solo i cespugli a 3 metri da noi! Nonostante la paziente attesa, il risultato non e' poi cambiato! Quindi , con la coda in mezzo alle gambe, riguadagniamo il nostro lato dell'isola. Ci eravamo fatti un film: cenare a base di pesce nel luogo consigliato dalla signora sull'aereo... peccato che, arrivati li' alle 21, il ristorante chiudeva alle OTTO!!! OTTOOOOO!!! Ma puoi, tu gestore, chiudere alle OTTO??? Quando apri? Per merenda????? Mah... Ripieghiamo su un fastfood molto buono, Bubba's: il nome e' tutto un programma! All'intero, regna la scritta: Bubba si rifiuta di servire carne che costi meno di una lattina per cibo per cani... questo significa che Bubba's ci stava preparando un conto salato....... Paola si butta su un burger vegetariano, io provo il burger con la salsa teryaki (non chiedetemi cosa sia, era commestibile... tanto basta). Torniamo a casa soddisfatti del cibo e della giornata trascorsa!
Lunedi', il grande giorno! Mentre la mattina la passiamo a nord, percorrendo tutta la strada costiera e poi scegliendo una spiaggia bellissima e caraibica (con tanto di torretta bagnino tipicamente baywatchiana), il pomeriggio ci imbarchiamo per la gita tanto attesa: visita alla Na' Pali Coast al tramonto con il catamarano di Capitan Sundown!
La visita e' superiore a qualsiasi aspettativa. Il catamarano, stabile sopra un oceano che noi considereremmo agitato ma che il capitano sostiene essere decisamente calmo, ci trasporta con dolcezza a visitare questo paesaggio impossibile da scoprire altrimenti. Rocce brulle e scavate dalla forza delle onde imperano come montagne dal verde lussureggiante e dai crinali molto pronunciati, tanto che il capitano si rivolge a noi italiani chiedendoci: Non vi ricorda un po' Cortina? Scoppiamo a ridere sperando che non dicesse sul serio.
Abbarbicate sulle rocce notiamo tante caprette passeggiare e brucare, assolutamente indifferenti al precipizio che si stagliava sotto di loro. Marco fa sfoggio con il capitano della sua grandissima conoscenza in fatto di Sacre Scritture ricordando quel famoso personaggio del Vangelo che ora vediamo perso su per la montagna di fronte a noi: "la capretta smarrita"... forse era una specie leggermente diversa!
Torniamo puntuali al tramonto, salutiamo e ringraziamo i nostri compagni di viaggio (alcuni simpaticissimi della Virginia) per la compagnia fattaci durante la gita e ce ne andiamo, bruciati dal sole. Involontariamente, ci ritroviamo 10 minuti dopo tutti al Dolphin Restaurant, caldamente consigliato a tutti dal capitano. In effetti, per la cucina meritava farci un salto!
Martedi' sveglia alle 8 e fuga verso l'aeroporto con una breve sosta all'Olimpic Cafe' per fare colazione (cosi' abbondante che non avremo bisogno di fare pranzo!). Voliamo ad Honolulu dove avremo 9 ore di tempo per visitare Pearl Harbour prima di imbarcarci sull'aereo per Los Angeles.
Con poche fermate di pullman raggiungiamo la base militare e alla modica cifra di 37 dollari a cranio abbiamo la possibilita' di entrare in un sottomarino (e qui chi non e' claustrofobico, lo diventa!), in una nave da guerra, apprezzandone gli spazi piu' vivibili, in un hangar, osservando alcuni tipi di aerei utilizzati nella seconda guerra mondiale e visitando la baia, location dell'omonimo film.
A questo punto la vacanza hawaiiana si puo' decretare veramente conclusa e mestamente ce ne torniamo verso l'aereoporto per cenare e aspettare il nostro volo. Crediamo di aver visitato in lungo e in largo le isole: in 9 giorni di meglio proprio non potevamo fare. L'unico pensiero va ancora alla villa del telefilm Magnum PI... sara' stata visitabile? Mah! Il vero sogno sarebbe abitarci, non solo vederla!
That's all folks! Ci vediamo a Los Angeles!
Marco & Paola.
Hawai'i: finale con sorpresa!
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Marco
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giovedì, luglio 10, 2008
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Hawai'i: pescecani e Ranger Ranger Smith a Maui!
Carissimi aficionados,
stiamo scrivendo dal Green Acres Cottage, ovvero dall'ultimo luogo in cui pernotteremo prima del ritorno sulla "terra ferma" (se cosi' si puo' chiamare la California!!!)
Siamo da poco atterrati su Kauai, l'isola piu' a Nord Ovest dell'arcipelago! E' sera tardi e siamo reduci da una lunga giornata passata a Maui!
Ieri, dopo la gita per vedere le amiche tartarughe, pomeriggio passato a riposarci nella piscina dell'albergo e giretto verso il sud dell'isola. Abbiamo scoperto un altro paesaggio vulcanico, prodotto dalle piu' recenti eruzioni del vulcano (ormai spento dell'isola). Un ranger (una simpatica ranger che per questioni di privacy qui chiameremo Ranger Smith), ci ha intrattenuto parlandoci dei diversi fenomeni eruttivi dell'isola e di come si e' creato il parco naturale che si trova nella zona sud della medesima! E' stato difficile per Paola starle dietro, ma i concetti sono passati bene!
Torniamo sui nostri passi e ci fermiamo su una spiggia piena di granchietti giallo/arancio velocissimi a rintanarsi al nostro passaggio. Che isola meravigliosa!
Dopo aver aspettato il tramonto (un po' invano a causa delle grosse nuvole che lo hanno oscurato), ci siamo diretti verso un bijoux di ristorante: il MamaFish House di Paia, consigliatoci dalla ragazza che guidava lo shuttle che ci ha portati dall'aeroporto a prendere l'auto rossa a noleggio! Cari miei, ricordate: sempre chiedere ai locali quali sono i posti migliori per mangiare. Ci abbiamo azzeccato in pieno per il Duke a Waikiki, ci abbiamo stra-azzeccato per questo a Maui. Abbiamo mangiato del pesce sublime in un'atmosfera calda, accompagnando il tutto con degli ottimi cocktail tropicali e concludendo con della gustosissima frutta (tropicale anch'essa).
Stamattina sveglia tardi e decisione di andare a vedere l'acquario oceanografico di Maui! Sapevo che il team con cui ieri abbiamo fatto l'uscita a Molokini+tartatughe (Maui Diving Center), aveva degli sconti per l'acquario! Gia' che eravamo li', ci siamo fatti consigliare anche un buon posto per fare colazione americana e per fare dello snorkeling nei pressi!
Biglietti alla mano, ci siamo diretti dunque al Kamaole Caffe', dove abbiamo trovato il solito hawaiano simpaticissimo, che diceva di esser stato in Italia (Roma e Venezia, ovvio) almeno una volta e di aver provato "pasta-al-dente" buona come in nessun altro posto!
La sua colazione comunque e' squisita: Paola ha preso delle specie di tortillas alle verdure e io mi sono fatto le scrambled eggs (uova strapazzate) con bacon (pancetta) alle quali sono onestamente molto affezionato! Il tutto, accompagnato da caffe' e Pepsi-stura-lavandini per Paola (con refill finche' ne vuoi! Qui funziona cosi'!!)
Il giro all'acquario e' stato molto interessante. Abbiamo visto una marea di specie di pesce protette che la legge non permette di portare in altri acquari (e da soli non sembra che ci vadano), quindi che si possono vedere solo qui! Inoltre, l'ultima stanza, la piu' affascinante e' un tubo di vetro attorno al quale nuotano i pesci della vasca piu' grande, tra cui pescecani di ogni genere (martello, tigre...) e razze dalle code lunghe e affilate, insieme con altri pesci tipicamente hawaiani molto velenosi, da cui bisogna guardarsi con maggiore attenzione quando si nuota, anche a riva!
Il pomeriggio e' stato dedicato all'ultimo bagno sull'isola e siamo anche riusciti a trovare una Messa cattolica in una chiesa molto hawaiana. Il Cristo crocifisso, detto onestamente, ci sembrava un surfista un po' troppo barbuto e muscoloso, cosi' come la madonna senza velo sembrava dalla chioma troppo folta e da vamp, ma ognuno ha la sua rappresentazione e non ci sembra che la Chiesa abbia mai regolamentato la proporzioni delle statue rappresentanti i personaggi del Vangelo!
Giungiamo cosi' al momento della riconsegna della macchina e al volo (spezzettato in due Maui-Honolulu e Honolulu-Kauai). Durante il primo pero', arrivati al gate, le porte non si aprono per un'avaria del sistema di sicurezza e il panico di perdita secondo volo ci prende le viscere (perdere l'ultima coincidenza alle 22 a Honolulu non fa piacere a nessuno). Devono rifare la manovra e spostarsi in un altro gate. Il secondo aereo ci aspettera' per portarci a destinazione! Affittiamo l'unica tipologia di auto a disposizione sull'isola: una Sebrang Cabriolet. Tanta scena, ma non corre manco se "vai a tavoletta", che, tra l'altro, in finlandese si dice "Kaasu Poiana", cosi' giusto per scriverlo da qualche parte: una perla cosi' di Ville non si deve sprecare!!
Paola gia' dorme! Vado anche io!
Buona notte, ci si sente presto!
- Marco e Paola (dormiens)
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Marco
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domenica, luglio 06, 2008
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Hawai'i: tartarughe in cascata!
Carissimi,
eccoci su Maui da 2 giorni. Siamo arrivati qui la mattina di ieri, giovedi', e abbiamo trovato un'isola ancora diversa dalle prime due visitate. Scesi dall'aereo, ci danno una simpatica Chevrolet Cobalt Sport, la stessa che aveva noleggiato Nicola il collega di Bari incontrato a Berkeley qualche mese fa!
Il programma oggi e' visitare la parte nord est dell'isola, ricca di cascate, verde e selvaggia. La strada e' lunghissima e tutta curve: Paola soffre il mal d'auto e l'auto stessa non aiuta, a causa di una trasmissione automatica difficile da usare su percorsi di montagna: gli scossoni a causa delle accelerazioni abnormi a marce basse sono continui. Il piede da cambio manuale deve ancora abituarsi! I paesaggi rendono giustizia allo sforzo per raggiungerli. L'obiettivo e' di arrivare ad Hana e poi alle seven pools (la cascata che forma 7 piscine naturali), immerse nel parco nazionale Haleakala. Ce la facciamo in circa 3 ore! Davvero stancante! Era meglio partire di mattina! Il parco sta quasi chiudendo, nel senso che e' comunque aperto, ma i rangers se ne stanno andando, dunque non paghiamo l'entrata. Si sta preparando un bell'acquazzone, ma il sole ancora per poco ci degna della sua presenza!
In tutto questo ci siamo dimenticati di menzionare che la compagnia aerea non e' riuscita ad imbarcare (causa nostro ritardo nel fare il check-in) la valigia di Marco. Dunque, la ritroveremo la sera tardi all'albergo. Il problema e' che Marco non ha il costume per farsi il bagno! Dunque, arrivati alle famigerate piscine, Marco si butta in pantaloncini... Io mi limito a bagnarmi i piedi, resa pigra dal freddo!
Buttarsi in pantaloncini e' un'esperienza interessante. Per fortuna non erano quelli di velluto di uniforme. Altrimenti sarei colato a picco dal peso! L'acqua non e' per nulla fredda (siamo comunque in un'isola praticamente tropicale) e dopo qualche bracciata gia' sono abituato! Colgo l'occasione per mettermi sotto la cascata e farmi un pseudo-idro-massaggio alla testa, mentre dall'alto cascano persone (in realta' si tuffano) tirando su colonne d'acqua!
Esco e ricevo le cure amorevoli di Paola, la quale cerca in tutti i modi di non-aiutarmi nel cambio dei pantaloni. Ricevera' un assaggio sotto il naso di piede pulito, cosa che ancora devo scontare, infatti mi guardo le spalle pure di notte! Aiuto, non dormo da ieri!!!
Il ritorno e' un delirio di curve, sulla stessa strada. Guidando nella notte, sotto una pioggia battente, ce la faccio in circa 1:45, passando alla guida come uno del posto e, dunque, ricevendo strada da tutti gli americani addormentati al voltante incontrati per strada. Con Paola si parla di molte cose, questo la aiuta a non sentire troppo mal d'auto. Si discute con passione, ad esempio, di qualche regola che vorremmo condividere una volta sposati. Se io sono piu' sul "teniamo in ordine", lei e' piu' sul "moderiamoci negli acquisti". Fa piacere vedere che nella diversita' si trova la sintesi. Finiremo ad avere un sacco di cianfrusaglie in una casa disordinata!!! :-)
Arriviamo in albergo alle 21:30, stanchi morti: troviamo la valigia e una caccia al tesoro ci aspetta per ottenere la chiave della stanza. Dovremo salire al quinto piano, inserire la combinazione su un dispositivo che ci rilascera' una chiave e con essa aprire la porta della camera prima che il gallo canti... Insomma... Che fame!!! Per fortuna che c'e' il ristorante sotto! Ma, ahi noi, sta chiudendo... Pertanto dobbiamo rimetterci in auto perche' l'unico locale aperto a Maui alle 22 e' il Denny's... Come dire... il fratello meno disastrato del Mc Donald.
Stanchi a nanna, con una sveglia improponibile (5:15) per la grande avventura di oggi. Siamo appena tornati infatti dalla gita a Molokini (un cratere semi sommerso poco distante dalla costa di Maui, santuario marino in cui fare snorkeling - osservazione in maschera e pinne) e a Turtles Town, per nuotare insieme con le tartarughe marine!
Andiamo in gita morti di sonno, ma l'aria di mare ci sveglia subito. Mare calmo, bel sole (anche se basso, si parte dal molo circa alle 7:00) e i due "capitani" decisamente simpatici. Da cosa si capisce che siamo in USA? Dall'inno nazionale che si ascolta dalle casse della barca (oggi 4 luglio, giorno dell'Indipendenza), dal fatto che durante il tragitto si fa colazione a piu' riprese con mille diavolerie (frutta tropicale, salatini, dolcetti), il tutto accompagnato dal classico caffe' americano, da acqua ghiacciata e da una ghiacciaia piena zeppa di lattine per chi vuole bucarsi lo stomaco fin dalla mattina!!!
L'occasione del Molokini Crater e' attesa da settimane, per testare l'involucro subacqueo che ho acquistato per la mia macchina fotografica! E' difficile da usare, perche' universale e dunque la fotocamera ci nuota, ma una volta presa la mano le foto sono davvero belle! Qualche bel pesce si mette in posa e anche Paola fa ugualmente!
La seconda sosta alla citta' delle tartarughe e' ancora piu' emozionante. Nuotare e fotografare a mezzo metro queste enormi testuggini, cosi' (apparentemente) docili e tenere e' un'esperienza unica! Anche tra esse c'e' che si fa i fatti suoi, intenta a prendere fiato per poi tornare a farsi fare la pulizia dai pesci addetti a tale lavoro e altre piu' socievoli, che rimagono piu' "ferme" permettendo dei buoni scatti!
La gita vale tantissimo, e' consigliata! Si torna presto (verso le 11) in porto e il resto della mattinata si bighellona, cercando di recuperare un po' di sonno, oppure scrivendo il blog o leggendo un buon libro proprio qui in albergo, in riva al mare!
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Marco
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sabato, luglio 05, 2008
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Paola conquista la California!!
Carissimi!!
Continua la nostra avventura in suolo statunitense!
Il primo effetto speciale con cui ho voluto spiazzare Paola e' essere andato a prenderla con un'auto a dir poco originale: una vecchissima Subaru rossa di un amico di John, dal cofano dipinto con un ragno nero, dal cruscotto pieno di statuette del dio Ganesha e dalle cinture di sicurezza che ti avvolgono dall'alto come si vede nei film americani degli anni '80.
Essendo quasi l'ora di cena, quella sera non ci e' rimasto molto tempo per visitare la baia, quindi anche Paola, come gia' avevano fatto i miei, e' stata sottoposta alla cura "mega hamburger da Giant Nations" per poi approdare a casa, stanchi, pronti a fare le presentazioni di rito con John, Jen ed Erick.
Martedi' passa senza troppe novita': io mi ritaglio gli ultimi momenti al Lab in cui svuoto l'ufficio e faccio planning con Marco e Roberta per i mesi a venire. Paola cerca di riprendersi dal fusorario e di instaurare improbabili conversazioni gestuali con John, buon segnante, peccato che l'American Signs Language e' decisamente diverso dalla Lingua dei Segni Italiana. La sera siamo invitati a cena da Raffo e Davide che fanno un'ottima pizza. Si chiacchiera con gli altri due inquilini (un francese che provo a sfottere un po' per la partita vinta, ma senza convinzione vista la nostra recente sconfitta con la Spagna) e la sua ragazza che e' interessata a capire come e perche' sia noi sia Raffo abbiamo deciso di sposarci cosi' "giovani", mentre lei dovra' penare ancora un bel po' per far si' che il francese si decida!
Mercoledi', mentre Marco trascorre il suo ultimo giorno di lavoro, io, abbandonata al mio destino, passeggio per le vie di Berkeley con una cartina in mano. Visito cosi' il campus universitario e mi siedo su una panchina a godermi il sole e a leggere un libro. Osservo anche la gente che passa. Non uno studente senza la classica felpina "Berkeley - Cal" e qualche nero che passa cantando allegramente. Tornata lentamente verso l'ufficio, convinta che Marco al solito fosse in ritardo per il pranzo, mi accorgo che Berkeley ha dei veri poteri curativi perche' Marco era per strada ad aspettarmi da tempo! Gente, mai disperare! I miracoli accadono!
La sera finalmente saggio il suolo di San Francisco: facciamo in giro in auto durante il quale per la maggior parte del tempo dormo, per poi concedere al luogo pochi momenti di lucidita' e ammirare quanto Marco vuole farmi visitare.
Ho cosi' il piacere di vedere le case galleggianti di Sausalito, un bellissimo tramonto dal faro di Point Bonita, di passare sul Golden Gate e perdere il mio sguardo lungo la distesa di onde di Ocean Beach, luccicanti al chiarore della luna, fino poi a scoprire che poco distante, all'inizio del Golden Gate Park c'e' uno splendido Wind Mill (un mulino a vento) e che la pronuncia del Fainanscial (o Finanscial o Fainancial) District e' molto piu' difficile a ricordare di quanto sembri.
Giovedi' e' un giorno speciale: il mio primo giorno di vacanza dopo poco meno di sei mesi di lavoro in suolo statunitense. La mattina la passiamo ad Alcatraz. Era da tanto che desideravo visitarla e meno male che Paola era dell'idea di andarci insieme!
Partiamo in auto decisamente per tempo e seguiamo il suggerimento di John: ci dirigiamo verso la North Berkeley BART Station, la piu' vicina a casa, dove troviamo come preannunciato una fila di almeno una trentina (non di Trento!) di persone in attesa di un passaggio (a ride) per Downtown San Francisco. In questo modo, caricata una ragazza molto simpatica dalle origini colombiane, essendo almeno tre persone in auto, si fa Carpooling con tanto di corsia privilegiata in autostrada e passaggio gratuito sul Bay Bridge. Grazie John per il suggerimento!
Sbarchiamo sull'isola di Alcatraz, accolti da un cartella che reca la seguente scritta: "Chi favorisce l'evasione dei detenuti, sara' perseguito penalmente"! Alcatraz e' tanta natura, molto mistero, un luogo misto di terrore, paura e sofferenza. I detenuti al loro arrivo venivano accolti con un monito perentorio, l'Art. 5 del Regolamento del Carcere: "Voi avete diritto a vitto, alloggio e assistenza sanitaria: tutto il resto consideratelo un privilegio".
L'augiotour ci fa scoprire molti dei segreti di questa isola inospitale e terrificante. La city, apparentemente a portata di mano, era un miraggio impossibile da raggiungere pure per quei pochissimi detenuti che riuscirono ad eludere la sicurezza; questo a causa delle forti correnti e dell'acqua gelata della baia! Solo Clint Eastwood in "Fuga da Alcatraz" si vocifera che ce l'abbia fatta, alla faccia di quell'evaso dal nome Morris che l'attore interpretava, le cui sorti post fuga sono rimaste dubbie!
Prima di lasciare il carcere, quasi come se fossimo alla fiera del Libro di Torino, ci siamo imbattuti in un ex detenuto, ora ottantenne, che firmava copie del libro appena pubblicato. Nessuno di noi due ha avuto il coraggio di chiedergli di cosa fosse stato accusato!
Lasciato il bookstore ed evitati accuratamente tutti i souvenir di dubbio gusto quali la tazza del carcerato, le chiavi del carceriere e le schede fotocopiate di ogni singolo detenuto (utili giusto per capire la mente umana fin dove riesce a spingersi), ci imbarchiamo per la terra ferma, salutando con ammirazione il faro dell'isola di Alcatraz, il piu' antico (nonche' ancora in funzione) tra i fari della costa occidentale degli Stati Uniti, faro che ha tenuto compagnia a Marco nelle serate passate ad ammirare la baia dalle colline di Berkeley (e qui poco che ci scappa la lacrimuccia)!
Morti dalla fame, ci concediamo ancora un giro sul molo 39 (il turistico Pier 39) e in Fisherman Wharf, in cui pranziamo a base di crab al vapore (granchio) e clam Chauwder (zuppa di vongole) servita dentro una pagnotta scavata!
Non facciamo ritorno a Berkeley prima di aver zigzagato per Lombard Street e aver dato un'occhiata a North Beach!
La sera ho l'onore di conoscere Lisa e Jay, gli angeli custodi di Marco. Ceniamo in un locale country tipicamente americano, a base di steak, carne, contorni interminabili e due dessert (uno panna e cioccolato, uno con delle fragole enormi) che avrebbero fatto impallidire persino Bud Spencer in "Occhio alla penna"! L'occasione e' d'oro per consegnare loro la partecipazione e sara' elevata la probabilita' di averli al nostro matrimonio, giacche' destino ha voluto che il fratello di Lisa si sposi vicino a Torino proprio la settimana prima di noi!
Venerdi' e' il grande giorno della partenza per lo Yosemite National Park. Mille piccoli impegni di fanno ritardare, ma alla fine ci mettiamo in viaggio e conquistiamo pur con qualche ora di troppo (interminabile la fila in autostrada), un posto in prima fila per gustarci la natura di questo parco stupendo. Abbiamo il privilegio di dormire in una tenda nel bosco (Curry Village), di cenare vicini ad un procione (qui detto racoon) non troppo antipatico (quelli di Berkeley lo sono) e di svegliarci nel cuore della notte terrorizzati da due colpi di fucile sparati in lontananza!
Il sabato e' dedicato alla visita alle cascate (Upper e Lower Yosemite Falls e BridalXXX Fall) e a El Capitan, ripercorrendo parte delle orme gia' calpestate con i miei. Inoltre, visto che finalmente e' aperto, ci concediamo una vista della valle mozzafiato dall'alto di Glacier Point, per poi pranzare sotto le secolari sequoie di Mariposa Grove e far ritorno a casa , dove ci aspetta una cena a casa di Roberta (ottimi gnocchi fatti in casa) e una serata di clubbing con Raffo e Gisela, in un locale in cui (visto il weekend che vi stiamo per raccontare) ospitva stranamente una serata gay!
Domenica abbiamo assistito alla sfilata dell'attesissima Gay Parade di San Francisco (la piu' grande e assortita del mondo). E' stato un ottimo momento per discutere tra noi due di diritti dei gay, argomento sul quale ci e' particolarmente difficile essere totalmente aderenti alla posizione della Chiesa. Nel pomeriggio, nonostante il sonno e la stanchezza accumulata negli ultimi giorni, abbiamo ancora girato per il party organizzato dopo la Parade, tra le strade del Civic Center, per poi spostarci con John a North Beach e a China Town, in cui abbiamo camminato per vie affascinanti e visitato la vera libreria dove nacque il movimento della Beat Generation!
La sera c'e' stata la cena di arrivederci (spero) con la quale ho cercato di salutare molte delle persone conosciute in baia, con le quali ho condiviso questi mesi. Eravamo quasi 40, in un posto speciale: la Trattoria La Siciliana. Nonostante la cucina non fosse esattamente esattamente quella italiana a causa del brutto vizio americano di mettere troppo aglio nei piatti, ritengo che sia stato comunque il miglior modo per salutare tutti, lasciando di me un ricordo saporito! Ho ricevuto qualche pensiero, molte parole d'affetto, qualche lettera, un bellissimo libro su Berkeley autografato e dedicato da tutti i presenti, tutte cose che custodiro' gelosamente nel mio cuore.
Cara Berkeley, cari amici e colleghi, ho trascorso qui i sei mesi piu' impegnativi, interessanti, dinamici e divertenti della mia vita: torno a casa con il cuore gonfio di ricordi e di nostalgia.
Faccio mie le parole del Fiddler Jones, dall'Antologia di Spoon River:
The earth keeps some vibration going
There in your heart, and that is you.
And if the people find you can fiddle,
Why, fiddle you must, for all your life.
What do you see, a harvest of clover?
Or a meadow to walk through to the river?
The wind’s in the corn; you rub your hands
For beeves hereafter ready for market;
Or else you hear the rustle of skirts
Like the girls when dancing at Little Grove.
To Cooney Potter a pillar of dust
Or whirling leaves meant ruinous drouth;
They looked to me like Red-Head Sammy
Stepping it off, to “Toor-a-Loor.”
How could I till my forty acres
Not to speak of getting more,
With a medley of horns, bassoons and piccolos
Stirred in my brain by crows and robins
And the creak of a wind-mill—only these?
And I never started to plow in my life
That some one did not stop in the road
And take me away to a dance or picnic.
I ended up with forty acres;
I ended up with a broken fiddle—
And a broken laugh, and a thousand memories,
And not a single regret.
Mi piacerebbe dire di aver vissuto cosi' questi sei mesi: migliaia di ricordi e neanche un rimorso!
Goodbye California and Aloha Hawaii! Here we come!!!!
Paola e Marco
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Marco
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mercoledì, luglio 02, 2008
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2010 miglia in 4 giorni!
Carissimi,
se non mi metto a raccontarvi anche questa, rischio di rimanere troppo indietro! Allora vi narro il lungo weekend del Memorial Day (da venerdi' a lunedi') che abbiamo sfruttato con Raffo e Roberta per andare a visitare Las Vegas e dintorni.
Preparazione in quattroequattrotto, trasciniamo con noi anche Roberta ancora col jetlag da recuperare (sara' talmente stanca alla fine che non ci saranno problemi a dormire fino a tardi la mattina), prenotiamo gli alberghi pensando alle varie tappe e alle 12 precise di venerdi' 23 maggio ce ne partiamo dalla baia, direzione Vegas.
Ci aspettano 565 miglia (910 km) da compiere in meno di 9 ore! Il viaggio e' lunghissimo, ma passa, grazie alla compagnia. Si fila molto piu' svelti con la Mustang che col camper!!!
Perche' non l'aereo? Prezzi mostruosi, ci siamo decisi troppo tardi... alla fine abbiamo speso in tutto quanto avremmo speso per 3/4 di biglietto d'aereo...
Arriviamo a Vegas verso le 9pm e facciamo in tempo a salire sulla torre dello Stratosphere (l'albergo dove abbiamo deciso di prenotare), ovvero la torre piu' alta d'America (circa 350m) da cui si vede bene tutta Las Vegas e sopratutto lo Strip (si pronuncia come si legge, grazie John per la delucidazione) che e' la via principale, piena di hotel e casino'.
Vegas e' un carnaio di gente, luci ovunque e alchool a volonta'. C'e' chi va per giocare (i casino' sono illuminati a giorno e sono senza orologi di modo che la gente vi perda la cognizione del tempo), chi per ballare e cuccare... noi ci siamo presentati con un cavalletto e una macchina fotografica: abbiamo fotografato le luci e le ricostruzioni (c'e' Venezia, l'antica Roma, l'antico Egitto, Parigi, New York... zero originalita'), siamo andati al Bellagio (il casino'-hotel piu' famoso in cui hanno girato anche Ocean 11) e nel quale abbiamo comprato 2 fiches da 1 dollaro ciascuna da regalare (so io a chi) come souvenir e ce ne siamo di fatto tornati in albergo, felici e pasciuti... Vegas e' sopratutto altro... ma non avevamo tempo e testa per quelle minchiate! Ci aspettava uno degli spettacoli piu' affascinanti che abbia mai visto nella mia vita!
Antelope Canyon
La giornata di sabato inizia uggiosa. Si lascia Vegas destinazione Page, dove si fa tappa per visitare l'Antelope Canyon. Durante la traversata (altre 450 miglia), ci fermiamo a vedere qualche posto che merita. In particolare prendiamo una stradina sterrata (povera Mustang) che ci porta al Paria Canyon (Coyote Buttes), famoso perche' ospita (dopo una camminata di varie miglia che non abbiamo fatto per mancanza di tempo e di un permesso che si conquista solo con i punti del Mulino Bianco) il famoso The Wave, meta ambita da ogni fotografo che si rispetti... (ma mai come l'Antelope...)
Si arriva stancamente a Page, visitando la diga che da' origine al Lake Powell e, prima del check-in in albergo, andiamo a visitare un'altra mini perla della gita, ovvero l'HorseShoe Bend, un posto in cui uno degli immissari del Colorado River compie un'ansa di 180 gradi meravigliosa, a forma di ferro di cavallo! Li' abbiamo aspettato il tramonto, tra rocce infuocate e acqua verdissima, per poi concederci steak e birra in un diner vecchio stile country, di fronte all'albergo!
Page e' costruita attorno ad una strada principale che, come ogni via principale di un villaggio americano che si rispetti, vede affacciarsi su di se' gli edifici piu' importanti del paese.
La cosa strana qui e' che la via e' un lunghiiiiiissimo curvone che compie una specie di ferro di cavallo dal raggio chilometrico (volevano riprodurre L'horseshoe bend?). Vi lascio immaginare l'urbanistica di questo luogo. La cosa ancora piu' strana e' che, in un paesino veramente di 4 anime, avremmo contato sulla sola via principale almeno 10 luoghi di culto diversi: chiesa cattolica, cristiani dell'ultimo giorno, battisti, anabattisti, resuscitati, scintoisti, la setta del settimo giorno, insomma... il dubbio e' se non c'e' qualche residente che aderisce a piu' di una religione contemporaneamente, giusto per non lasciare sguarnito di "pubblico" nessuno dei suddetti luoghi. Ad ogni modo, la messa cattolica delle 9am era abbastanza popolata.
Alle 11 pronti per partire per l'Antelope Canyon con un enorme Big Foot. Riusciamo all'ultimo a imbucarci nel tour per veri fotografi fighetti (tanto pure noi ci siamo portati il cavalletto...) Dopo un po' di sobbalzi e shekerate, arriviamo al canyon (le foto parlano da sole) e, prima di entrare, qualcuno si stupisce che il gruppo sia da 13 invece che da 10... siamo mica noi gli imbucati?
Cos'e' l'antelope Canyon? E' uno degli oltre 30 slotted canyon (piccoli canyon, che a volte sembrano delle fessure nella roccia) di quella regione. Un cunicolo lungo non oltre 200m, completamente scavato da vento e acqua, pericolosissimo quando inizia a piovere, un miracolo della natura quando vi batte il sole.
La prima ora il canyon e' affollatissimo, scattiamo delle foto molto belle, con la guida indiana che solleva la sabbia da terra per far risaltare meglio i fasci di luce del sole.
Qualche giapponese dalla macchina ultra professionale, capitato li' per caso, grazie al fatto che puo' contare su una velocita' di scatto di 6 foto al secondo sigaretta compresa, spara tutta la memory card nei primi 10 metri scordandosi il tappo sull'obiettivo, cristonando poi contro Confucio per non aver comprato la memoria da 100Gb in offerta il mese scorso! Io ci metto un po' a carburare, mi faccio prendere dall'emozione di poter usare il cavalletto in un posto vero (non a Las Vegas) e, dopo un po' di errori, mi tolgo qualche bella soddisfazione. I complimenti anche a Raffo per le ottime foto fatte, pur senza cavalletto.
Il cavalletto da' pero' la possibilita' di provare una tecnica, che si chiama HDR (High Dynamic Range). Se notate, alcune foto dello slide show sono particolari perche' in pratica sono una sovrapposizione di almeno tre o piu' fotografie fatte con un cavalletto allo stesso soggetto ma con differenti esposizioni (quindi almeno una sottoesposta scura, una sovraesposta molto chiara e una normale). Combinando le tre o piu' foto si possono far risaltare meglio alcuni particolari. Tanto per intenderci, nessuna delle tre foto da cui quelle fotone derivano puo' contenere tutti i particolari della foto-somma. In una (quella che rappresenta l'entrata del canyon) si riesce a rendere bene sia la parte piu' al sole, sia la parte piu' in ombra che, inevitabilmente, verrebbe scura... La tecnica e' promettente, se riusciro' ad impratichirmi meglio evitando di far sembrare le foto dei fotomontaggi!
Ad un certo punto, il canyon si svuota: e' l'ora tutta per noi, quella in cui si puo' camminare liberamente nel canyon deserto e scattare con tranquillita' foto stupende oppure soffermarsi ad ammirare i giochi di luce, mentre un indiano suona un'antica melodia con il suo flauto, pieno di piume.
Usciamo dal canyon completamente stregati dalla sua bellezza! Non parlaremo d'altro per i giorni a seguire.
Nel pomeriggio ci aspetta il tramonto nella Monument Valley, distante solo 120 miglia da Page. Facciamo in tempo per strada a visitare il Navajo National Monument (deviazione veramente poco convincente) e a prenderci un warning per eccesso di velocita' (sembra che qui esista questo warning, devo ancora ben appurare, grazie al quale Non paghi la multa ma, se te ripijo, te faccio nuovo... Ancora nu 'me hanno ripijato!)
La Monument Valley e' bellissima, ma tutto sfigura se lo vedi dopo l'Antelope Canyon. Io e Roberta facciamo anche il tour in jeep dentro la vallata con un simpaticissimo indiano che ci porta fin nel cuore delle rocce. Ivi vivono ancora alcune tribu' (tra cui la sua) in capanne fatte di legno e fango. Ci vive anche una signora che ha deciso di ritirarsi... niente di meno che nella Monument Valley... chiamatela scema!
Nel giro scopriamo il posto dove hanno girato il secondo di Indiana Jones, vediamo il simbolo da cui ha preso spunto la Marlboro e vediamo The Castle, dove i Metallica hanno girato il video della canzone I Desappear. Qui trovate anche il dietro le quinte!
Infine, eccovi un elenco di spot e film girati nella Monument Valley!
Unico rammarico del tour e' che siamo costretti a rincorrere il tramonto. Raffo riuscira' a vederselo dal punto alto e panoramico, mentre noi saremo ancora sotto in valle e quindi ci perderemo i roccioni infuocati! Ma non si puo' avere tutto no? Se li vedi da sotto, non puoi vederli da sopra... :-)
Il lunedi' e' tutto votato al rientro. Ce la prendiamo inizialmente troppo comoda: giro sulla Route 66 con mille foto, stop in posti improbabili per cercare di acquistare il cactus tipico dell'Arizona (che scopriamo crescere nella zona a sud di Phoenix e Tucson, non dove siamo noi) e circa 850 miglia (1360 km) da snocciolare e che sembrano non finire mai!
Arriveremo a casa a mezzanotte e mezza, dopo 14 ore ininterrotte di viaggio (mio record personale al momento)!
Ne e' valsa la pena! Stop!
Un abbraccio,
Marco
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Marco
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martedì, giugno 03, 2008
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In barca nella baia con una costoletta tra le mani...
Carissimi,
non sono dell'umore adatto per scrivere questo post, pero' e' pur vero che sto accumulando una moltitudine di cose da descrivere che ormai rischio di tralasciarne troppe, vista la mia proverbiale corta memoria. Sono sicuro che scrivendo, l'umore migliorera'!
Siamo al termine di questo weekend, il primo di giugno e ormai il quint'ultimo prima di partire da qui. E' da qualche giorno che comincio a sentire la ripartenza vicina. Lo vivo dal fatto che ho iniziato a mettere l'annuncio di vendita della Mustang, dal fatto che in ufficio abbiamo pianificato l'ultimo mese di intenso lavoro con la richiesta dei report finali, dal fatto che la gente comincia a chiedere quando parto in modo da regolarsi per un saluto.
Ieri, sabato, ho finalmente coronato il sogno di fare un giro in barca nella baia. Il contatto, come ridendo raccontavo a John e' un amico di un amico di un amico. La persona da cui e' partita il contatto e' Franco, storico capo scout del mio gruppo, il quale ha lavorato per anni in una multinazionale con sede nella Silicon Valley, che ha mantenuto buoni rapporti con un certo Norm Pond, un arzillo manager in pensione con la passione (tra mille altre suppongo) della vela. Nonostante Norm abbia attualmente la barca in Messico, pronta per essere spostata in Canada, non si e' affatto scoraggiato alla richiesta di Franco di organizzare un giro in barca per me. Ha dunque interpellato Charles (ed ecco giunti all'amico dell'amico dell'amico), il quale ci ha ospitati nel suo stupendo 47 piedi per un giro che ci ha visti partire da un porticciolo tra Oakland e l'isoletta di Alameda, fare vela verso Angel Island, passando a dritta di Treasure Island e invertendo la rotta verso base, passando tra Alcatraz e San Francisco. 
E' stata un'esperienza divertente ed emozionante. Faceva molto freddo (settimana di sole, compresa la domenica, sabato nuvoloso e ventoso, che sfiga), ma comunque il mare non alto, la compagnia ottima (sono riuscito a far imbucare anche Raffaele e Roberta) e il paesaggio magico hanno reso questa esperienza unica. Abbiamo incontrato anche qualche foca, abbiamo avvistato posti che sono impossibili da notare se non si e' in acqua e abbiamo anche avuto la fortuna di passare molto vicini al campo gara di una regata, che si stava svolgendo sotto il Golden Gate, nella quale vele bellissime hanno incorniciato un momento unico.
Al ritorno, dopo le foto di rito e i ringraziamenti, cioccolata calda con R&R (a proposito, Roberta e' una delle impiegate presso i Laboratori di ricerca Telecom - TiLab - di Torino, in visita per qualche mese qui a Berkeley).
La serata ha visto alla ribalta un trio insolito: Raffaele, John e me per le strade di San Francisco. Siamo usciti dopo aver trovato un agreement, un accordo, con John. Io e Raffo avremmo gestito la prima parte della serata, all'indigeno sarebbe spettata la seconda. Prima di avviarci alla volta di San Francisco, ci siamo fermati per qualche minuto in uno studio fotografico dietro casa nostra, tra Bancroft e la Quinta, per una mostra fotografica: ritratti di persone dei campi profughi di Nablus. Ho letto molte storie messe a mo' di didascalia, spesso dal giudizio di parte, ma al di la' di questo, ogni volta rimango con la sensazione di aver conosciuto molto molto poco della vera situazione Israelo-Palestinese nel mio periodo in Israele. Mi piacerebbe andare a fare servizio nei territori della West Bank. Una route politica da quelle parti servirebbe a molti!
Finalmente ho avuto l'opportunita' di andare a provare i granchi (lessi) e la zuppa di vongole dentro una pagnotta scavata a Fisherman Wharf. John pensava fosse il classico posto da turisti in cui mai si sarebbe abbassato a mangiare, invece ha dovuto farci i complimenti per la buona scelta del cibo. Poi un giro al Pier 39, il molo piu' famoso di San Francisco, pieno di negozietti ricchi di souvenir e vicino al posto dove alloggiano i famosi leoni marini dall'odore putribondo. Prima della cena, ora che ricordo, siamo capitati in un altro molo, una specie di hangar pieno di giochi e videogiochi meccanici antichi, tutti raccolti insieme. E' stato divertente vedere e giocare ad alcuni giochi vecchissimi, videogiochi in bianco e vero, alcune cose che veramente facevano parte del mondo dei nostri genitori quand'erano piccoli!
La seconda parte della serata era appannaggio di John.
Dopo averci fatto visitare in auto i posti in cui ha vissuto per anni, ci ha portati al CellSpace, un luogo in cui, dopo aver mollato $10 per l'ingresso, abbiamo potuto girare per stand scientifici che mostravano robot in grado di servire ai tavoli, pendoli fatti con il tungsteno (uno degli elementi piu' pesanti esistenti in natura), artisti che distribuivano i fumetti da loro creati (vedi l'esempio a lato), il tutto condito con gente che preparava sandwich al formaggio gratuiti per tutti, un palco in cui si esibivano nostalgici cantanti anni '30-'40 e gente che ballava ovunque.
Dovevamo aspettarci qualcosa del genere da John e, sebbene nessuno sia rimasto estasiato dalla serata, e' pur vero che e' stata una cosa alternativa che difficilmente si potrebbe rivivere altrove, men che meno in Italia.
Se vi viene da chiedere dove John trovi queste manifestazioni, la risposta e': The Laughing Squid, ovvero un website che si presenta col sottotitolo: "Altre, cultura e tecnologia in San Francisco e dintorni".
Domenica, ci ha visti protagonisti di una mangiata pantagruelica, tipica di ogni barbecue (o BBQ come scrivono qui) organizzata da italiani. Ritrovo alle 12:30, al Tilden Park e 2 barbecue in parallelo per cucinare solo parte del cibo (l'avanzo, verra' cucinato ed assaporato prima della fine della prossima settimana, appena il nostro corpo ci dara' l'ok...).
La compagnia era ancora piu' assortita del normale! Molta gente del Lab (Marco il grande capo, Mostafitz un dottorando del Bangladesh ma che fa il dottorato al Poli, sua moglie, Tamim uno stagista dello Sri Lanka, Raffo e Roberta) piu' John, Anna (la cantante lirica) e Gisela (l'amica portoghese della parrocchia che, appena tornata da casa, mi ha portato dell'ottimo Porto... Sono tentato di conservarlo per condividerlo con chi incontrero' tornato a casa... Chi si prenota?).
Non e' stato un BBQ roboante, persone forse troppo eterogenee e con cultura diversa. Meno male che con John abbiamo pensato di portare clave e palline per giocolare... inoltre la palla recuperata da Raffo e le mie banane al cioccolato hanno permesso di amalgamare un gruppo decisamente strano!!
Il pomeriggio si e' concluso con due passi fatti al Lake Anza, li' vicino e il ritorno ci ha visti per un po' in 6 in auto, ridotti poi a 3, perche' Gisela, Raffo e Roby si sono fatti lasciare all'entrata del parco per godere dell'ottima giornata e scendersene a piedi a casa!
Si prospetta una settimana ricca di lavoro e di ulteriori giretti scopri-posti, prima di accogliere Ciccio, mio cugino, che ha deciso di compiere l'insano gesto di venirmi a trovare e, finalmente, Paola!
Un abbraccio a tutti,
Marco
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Marco
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lunedì, giugno 02, 2008
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Figaro' Hippie e le 160 stanze!
Carissimi,
Berkeley non finira' mai di stupirmi nelle sue mille sfaccettature.
Stasera ho invitato a casa i miei due amici Davide (in partenza per l'Italia, un'occasione per salutarlo...) e Raffaele. Mentre guidavo, avevo in mente di cucinare la pasta fatta dal pastificio degli zii di mia mamma, la pasta Masciarelli che e' arrivata volando fin qui, con del ragu', sapientemente cucinato e poi congelato dai miei prima di ripartire!
Mentre siamo a casa in versione "cazzeggio mentre aspetto che l'acqua bolla", John si aggrega alla festante comitiva, annunciandoci che alcuni suoi amici gli avrebbero fatto visita da li' a poco. Alla sua richiesta se la cosa mi andasse bene, ho distrattamente risposto di si', ma mai risposta fu tanto affrettata.
Faccio ancora in tempo a combinare un danno, lavandomi completamente di vino, nell'apertura di un'ottima bottiglia di Merlot della Napa Valley, quando suonano alla porta. John apre e, dopo qualche saluto, si presentano in cucina 4 personaggi, usciti da un film anni '70. Cerco con la coda dell'occhio un cameraman o un addetto alla regia, ma devo arrendermi alla dura realta', e tra me e me dico: "Ora la serata si complica".
Davanti a noi abbiamo nell'ordine: David, un hippie pieno di rasta, con un sorriso ebete sul volto da chi ha visto la Madonna, o ha fumato veramente roba buona, una ragazza alta e bionda, dagli occhi azzurrissimi, con lo stesso sorriso ebete, una terza ragazza piu' bassa, con la gonna tipicamente hippie e il sorriso di cui prima e un quarto personaggio (secondo me l'aiuto regista) assolutamente dissonante rispetto a questi tre, vestito persino normalmente e dotato di scarpe, cosa non reputata necessaria dagli altri tre!
L'imbarazzo si taglia a fette: ci siamo io e John che cerchiamo qualche cosa da dire in modo da rompere il ghiaccio, i miei amici tra il perplesso e l'allibito e i tre ragazzi (l'aiuto regista nel frattempo e' scomparso...) beatamente sorridenti. Alla fine, l'argomento Cinque Terre ci aiuta a riacquistare la lingua e la ragazza piu' bassa ci racconta le sue esperienze in giro per l'Italia, creando un diversivo che permette a noi di finire la pasta senza troppa voglia e ai suoi amici di usare il bagno, infestando di oggettiva puzza di merda la casa...
Ci sono altri particolari su cui vale la pena sorvolare: la serata si conclude con John che decide all'improvviso di andare con i suoi amici a Santa Cruz, Erick (che nel frattempo e' tornato a casa da arrampicare) che se ne va a dormire, gli amici che escono di casa salutandoci e abbracciandoci alla volemose bene e sbattendo distrattamente i piedi nudi contro porte e sedie, senza per altro cambiare di una virgola la loro beata espressione, la' dove una comunissima persona avrebbe detto almeno un "caxxo che male..." e, infine, io che riaccompagno i miei amici (vi ricordo, sempre sull'allibito, sfociante in qualche risata dissacrante) a casa loro!
Se stasera e' andata cosi', non si puo' dire che le ultime settimane siano state prive di chicche.
Venerdi' abbiamo festeggiato il compleanno di Davide, che ha invitato alcuni della parrocchia, proponendo un barbecue tipicamente americano a base di hotdog e burgers (che tra l'altro sono rimasti e sono da finire, talmente ne abbiamo fatti) e con il sogno sfumato di andare ad un party dopo la festa, dal quale, presentatici con una cassa di birra sotto il braccio, ce ne sgattaioliamo via senza troppi complimenti con la medesima birra ben custodita, quando ci accorgiamo che non era il party che ci aspettavamo, ma una riunione di sbarbatelli alle prese con il gioco della bottiglia...
Sabato con Raffo siamo andati a visitare Sonoma Valley, che, insieme con Napa Valley, e' la zona piu' famosa per i vini californiani. Abbiamo fatto il giro di alcune winery, abbiamo degustato a scrocco un sacco di vini e devo dire di aver trovato buoni prodotti, sapientemente esposti in vinerie molto nuove e asettiche che nulla hanno (per fortuna direi) della tradizione delle cantine piemontesi, toscane o trentine che ho visitato in Italia! Ad ogni modo, un caldo torrido, da stare male e il molto vino non hanno reso facile trovare la via di casa.
Domenica mattina siamo andati con Davide e Raffo a dare una mano nel preparare pranzo (anzi Brunch, che e' una via di mezzo tra il breakfast e il lunch) in parrocchia, per festeggiare i laureati di questa sessione. E' stata un'occasione per stare insieme agli studenti di Newman e di chiacchierare di vari argomenti.
Uno tra tutti che sta tenendo banco in questi giorni da 'ste parti e' la decisione della Corte Suprema della California di eliminare il divieto e quindi ridare diritti matrimoniali alle coppie gay. Se da noi abbiamo la Carfagna che si fa sgridare anche dalla Mussolini (dalla Mussolini, capite? Non da Luxuria...), qui la situazione e' agli antipodi. Naturalmente le campane sono variegate. In parrocchia si trovano ciellini (ragazzi di Comunione e Liberazione) estremamente intransigenti, gente piu' moderata, gente che si domanda e cerca risposte, fino ad arrivare a casa da me, dove John esulta per il risultato ottenuto. Mi sono trovato obiettivamente in difficolta' nel trovare un piano di contatto con John su un argomento cosi' spinoso. Non e' con l'intransigenza dettata dal mio essere cattolico che potevo approcciare uno dalle idee diametralmente opposte alle mie, ma ho comunque cercato un terreno comune sul quale farmi spiegare quale fosse la sua (in ideale rappresentanza dei movimenti gay, pur lui non essendolo, ma solidarizzandovi). E' venuto fuori uno spaccato molto piu' complesso di quanto sembri, che mal si presta ad essere tagliato con l'accetta di chi pensa di aver capito tutto e che merita ulteriori approfondimenti.
Ho scoperto poi parlando con Sean, che e' stato messo online un cortometraggio della serata di canto e preghiera in cui ho suonato i bonghi (Praise Night). Potete trovare il video qui: le canzoni, per la verita' molto belle, sarebbero da tenere in considerazione (sebbene ahime' in inglese) per rinnovare il repertorio di qualche comunita' dalle nostre parti!!
Il pomeriggio di domenica e' successo una cosa che mai avrei pensato possibile. Mi sono trovato in un teatro ad assistere ad un'opera!! Ma mi ci vedete voi ad assistere al Figaro'? Ebbene, Berkeley puo' farmi anche questo!! Ho conosciuto in parrocchia Anna, un'attrice professionista della compagnia di Minneapolis e che mi ha gentilmente procurato un biglietto per il Berkeley Rep Theater. Cosi'... mi son trovato seduto in galleria ad abbassare l'eta' media del pubblico!!! :-)
Devo dire di aver capito molto piu' i dialoghi in inglese del cantato in italiano. Ho trovato la trama spassosa, le voci spettacolari, geniali gli effetti scenici con telecamere a riprendere in primo piano i volti e i gesti degli attori per riproiettarli sui fondali e, infine, molto attuali alcuni rimandi politici!
Le foto di questo post raccolgono anche quanto fatto la settimana scorsa.
Martedi' siamo stati da Ghirardelli's, una cioccolateria buonissima a San Francisco, con tutti gli studenti di Newman.
Sabato scorso, sempre col mitico Raffo, siamo andati verso il sud della baia e abbiamo visitato la casa della famiglia Winchester, famosa perche' e' la piu' (tristemente) famosa marca di fucili d'America. Questa casa e' assurda. Ha 160 stanze, e' sempre stata in fase di ampliamento da parte della moglie di Mr. Winchester dal momento del suo acquisto (aveva inizialmente otto stanze). Costei usci' pazza dal rimorso delle migliaia di indiani che i fucili del marito contribuirono ad uccidere. Per sessant'anni fece costruire e aggiungere pezzi alla casa per meglio accogliere gli spiriti degli indiani uccisi, facendo della casa un labirinto bizzarro di stanze, con soluzioni eccentriche, scale che finiscono in un soffitto, ante che si aprono su un muro, finestre sul pavimento e porte che danno nel vuoto... Tutto denota la pazzia e la poca vena "architetturale" della proprietaria.
Nel pomeriggio ci siamo concessi quello che da molti viene definito il Nerd Tour, ovvero da bravi ingegneruzzi, abbiamo visitato le maggiori aziende della Silicon Valley, passando per Google, Intel, Yahoo, Apple, Oracle, un centro ricerche NASA, HP, AMD e approdando nel tardo pomeriggio a Stanford, che, a dire il vero, non ci ha fatto per nulla una bella impressione. Un campus asettico, pieno di gente ricca e snob, ben d'altro tenore dalla vitalita' frizzante di Berkeley! Bocciato!!
La domenica ho portato John e Raffo al Thai Temple. Sebbene i miei ancora non abbiano avuto l'opportunita' di raccontare quell'episodio in presa diretta, mi limito a dire che il posto e' molto "alternativo", si incontra di tutto, anche improbabili api pronti a fare harakiri nella tua zuppa, prese dalla frenesia di passare da un piatto all'altro! Ci siamo presi allora una noodle soup, ovvero una zuppa fatta con gli spaghetti di riso e condita con verdura, polpette di carne, straccetti di vitello e molte spezie. Per dessert dei dolci fatti con il latte di cocco che io adoro.
Satolli, dopo aver mangiato sul giardino antistante il tempio, ci siamo diretti verso una casa molto particolare: la proprietaria e' una signora americana, con una passione per il buddhismo, che apre il giardino della sua casa ogni domenica pomeriggio a tutti coloro che vogliono passare e stare li' a chiacchierare. Il giardino, ricco di vegetazione, e' pieno di palle da bowling e di altre stravaganze, tra le quali statue, bottiglie appoggiate ai rami degli alberi e cosi' via. Guardate le foto perche' meritano!
Anche in questo caso Raffo ha avuto un esempio di eccentricita' che, sommata all'esperienza hippie di ieri sera, lo ha fatto proficuamente riflettere sulla capacita' di adattamento di ognuno e sulla difficolta' che tutti noi (me per primo) abbiamo a capire e comprendere il diverso, affinche', parafrasando Hegel, il diverso si faccio differente, ovvero affinche' quello che prima sembrava lontano, possa essere compreso, anche se non necessariamente condiviso.
Il Lab si e' finalmente popolato, dopo mesi di magra. Marco il boss e' tornato dall'Italia, ci ha raggiunti Roberta, una collega da TiLab e Mostafiz dal Poli di Torino. Inizia il rush finale prima di tornare a casa!!!
Un caro abbraccio a tutti,
Marco
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Marco
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martedì, maggio 20, 2008
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Etichette: amici, appartamento, Berkeley, filosofeggio, Ghirardelli's, hippie, Nerd Tour, Newman, Praise Night, Sonoma, USA, vino
Il prima e il dopo... esperienze di famiglia!
Carissimi,
chiedo perdono per la lunga assenza ma il lavoro e alcuni intoppi hanno fatto si’ che non avessi granche’ da raccontare delle settimane post pasquali, tranne delle ultime due, nelle quali sono venuti a trovarmi i miei e abbiamo fatto uno dei giri piu’ belli che io ricordi.
Dopo le cocenti delusioni elettorali che rendono ancora piu' significativo il divario tra cio' che respiro qui e la melma che mi aspetta ritornando da voi (concordo con ogni parola del commento al post scorso del buon Matteo), sono finalmente arrivate a meta' aprile delle belle sorprese.
Il riabbraccio con facce di famiglia e’ stato bellissimo e la pre-preparazione degli itinerari per mostrare la baia ai miei e’ stata emozionante; la sensazione nel momento di condividere con loro i posti che ormai ritengo parte della mia quotidianita’ e’ risultata insolita: un misto di eccitazione e di nostalgia (simile a quella che mi prendeva da piccolo quando i miei mi venivano a prendere da un luogo in cui mi stavo divertendo un mondo, come una festa di compleanno, una giornata all’asilo o un pomeriggio al parco), quasi appunto identificassi con l’arrivo dei miei la fine del mio sognoammericano.
Mi fa riflettere a proposito di sognoammericano un commento che mi ha fatto mio padre proprio ieri; diceva qualcosa del tipo: "Ho l'impressione che al tuo ritorno farai fatica a salutare questo posto meraviglioso". Dentro questa frase c'e' tutto quel che sto vivendo, e' palese, basta venirmi a trovare per intuire in quali posti meravigliosi vivo, che gente in gamba frequento, che ambiente stimolante e' Berkeley e come tutti siano rispettosi delle diversita' e magnificamente accoglienti. Finche' lo dico io forse questo lascia il tempo che trova, ma lasciate che i miei vi raccontino di persona...
Dicevo delle sorprese positive: sono arrivati regali dall'Italia, di cui ringrazio pubblicamente i relativi fautori. Sono stati graditissimi!
Anche dal punto di vista lavorativo ho avuto un ottimo feedback del mio lavoro svolto fino a questo momento. Sono partito per la gita con i miei lasciando una relazione da far leggere ai boss che ha impressionato favorevolmente e che mi fa ben sperare per questi ultimi mesi di lavoro intenso!
Ville e' partito ormai ed il distacco e' stato sinceramente triste per quanto avevamo condiviso in questi mesi. E' arrivato a tenere alto il morale Raffaele, un ingegnere di Cosenza col quale i presupposti sono buoni per ben trascorrere i prossimi mesi.
Non vi tratterro' a lungo, poiche' sto preparando una sorpresa riguardante questa famosa gita. Spendo due parole su quanto fatto con loro prima e dopo.
Il prima e' stato caratterizzato dallo smaltimento del jetlag e dalla visita in baia. In una manciata di giorni, con un occhio vigile al completamento della relazione di cui prima, ho accompagnato i miei qui nei dintorni, facendo loro scoprire e scoprendo io stesso posti bellissimi di San Francisco e persino della East Bay (qui vicino Berkeley).
Oltre quanto documentano le foto, i miei hanno potuto vedere cosa significa fare la spesa a Berkeley Bowl, con migliaia di verdure, frutta, spezie e farine di ogni tipo, nonche' hanno vissuto la S. Messa della domenica sera, a lume di candela, scaldata da dei canti da brivido, con il prete che ha raccontato perfettamente a memoria il brano del Vangelo, quasi meglio di un Vecchio Lupo col suo Branco.
E' stato divertente vedere quanto sia difficile per noi italiani impattare con un tipo di cucina etnica strana, come quella del Tempio Thai o quella Indonesiana. Devo dire che i miei non hanno mancato di spirito di adattamento. Hanno anche avuto l'onore di cenare con il mitico Marco (il manager del mio Lab), con Lisa e Jay (cosi' hanno avuto modo di conoscere i miei angeli custodi) e hanno condiviso piatti e tradizioni con i miei coinquilini (vedi foto), con i quali abbiamo improvvisato un'ottima cena durante la quale ognuno ha cucinato il proprio "piatto forte"!
Ricchi di queste esperienze siamo partiti per il viaggio e, al ritorno, con il cuore e la mente ricchi di immagini, c'e' ancora stato il tempo di vivere un tramonto stupendo dalle colline di Berkeley e assaggiare dell'ottimo Cabernet Sauvignon Californiano.
Eccomi qui adesso a scrivere queste righe da solo, con i miei proiettati a 10000 piedi d'altitudine verso l'Italia.
Purtroppo le belle esperienze finiscono abbastanza in fretta e si torna alla normalita'.
Non mi resta che aspettare altri ospiti, ma nel frattempo rientro in possesso della mia camera, del mio bagno e dei miei ritmi di vita che, almeno per qualche mese ancora, sono piu' tipicamente americani che italiani!
Un abbraccio di ben ritrovati a tutti i miei lettori,
con affetto,
Marco
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Marco
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sabato, maggio 03, 2008
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Quando l'italiano fa la differenza
Carissimi,
c'e' una questione importante di cui parlare. Molti amici mi chiedono dove sono le belle californiane quando scatto le foto! Scomparse? Tutte dietro l'obiettivo, accuratamente celate dal sottoscritto? Lasciate che vi dica una cosa. La California e' quello (belle ragazze, spiagge, baywatch...), ma e' anche quello che vi racconto io.
Non c'e' nulla di forzato in quanto scrivo, ne' nulla di accuratamente nascosto. E' solo che evito situazioni che potrebbero mettermi nei pasticci e, vi posso assicurare, rigare dritto e' difficile almeno quanto e' appagante rispettare il progetto con Paola che da esso ne deriva.
In fin dei conti, sarebbe troppo scontato e noioso (a mio modo di vedere) presentarmi qui parlandovi ogni settimana di quali club ho visitato e quanti cocktail ho ingurgitato, delle tette di questa e di quella. I miei racconti, invece, sembrano sempre cosi' innaturalmente normali, forse perche' il mio essere qui e' frutto di una scelta professionale e di vita fatta a 26 anni, piuttosto che a 19.
Allora, e' gioco forza che, lasciati da parte i racconti di ipotetiche spiagge piene di maggiorate, vi narri che questa settimana sono stato invitato a parlare alla classe di italiano (universita' degli adulti) alla quale partecipa Lisa. E' stata un'esperienza divertente e anche faticosa. Mi hanno fatto domande di ogni genere (politica, cronaca, viaggi in Italia, differenze tra i due Paesi) e mi hanno anche insegnato molto. Ho capito che qui parlare di politica (soprattutto a lavoro) e' molto disdicevole. Ognuno e' rispettoso delle idee altrui, purche' rimangano segrete.
Ho scoperto qual e' il senso intimo del rispetto delle regole che hanno in USA. C'e' la reale percezione che la democrazia sia un processo che parte e si manifesta dal basso. Detta semplice: chi si ferma allo stop, ha deciso che questo non solo e' un suo bene e un suo dovere, ma una forma di rispetto verso coloro con i quali ha scelto di condividere queste regole. Il parallelo con l'Italia, sperando di non essere troppo semplicistici, si basa sul fatto che noi siamo abituati a vivere cose che ci piovono dall'alto. Due esempi su tutti: l'Italia ha vissuto per secoli la dominazione straniera, questo ha instillato nell'indole italiana il seme della "disobbedienza per sopravvivere", in contrasto all'oppressione. Non stupisce dunque che le regole siano percepite come una coercizione, quasi l'italiano non sia capace ad autoregolarsi.
Un secondo esempio lampante e' la fede, di cui ormai nel Bel Paese rimangono braci semi spente. Come mai qui invece le comunita' cattoliche (immagino anche le altre) sono ferventi? Perche', anche in questo caso, qui la gente ha scelto di battezzarsi, ha scelto di essere cattolica, non ci e' nata. Vi assicuro che fa la differenza!
Le riflessioni sono andate avanti, ma ve le risparmio, per raccontarvi una cosa che invece mi ha riempito di gioia: il giorno dopo la lezione di italiano, ricevo, tramite Lisa, l'invito di Matt, un signore sulla cinquantina che era seduto vicino a me durante il corso, il quale e' rimasto talmente ben impressionato dai miei racconti, che ha deciso di invitare a cena me, Lisa e consorte e la loro insegnante di italiano Francesca con il relativo marito. Attenzione nel notare che non e' la norma in USA. Non c'e' l'usanza di invitare a casa sconosciuti, gli americani sono molto molto riservati e poco disposti ad allargare la loro (normalmente striminzita) cerchia. Ecco dunque che, letto nei giusti termini, questo invito significa molto per me. Significa aver davvero la percezione di star seminando molto e bene. Questo viene avvalorato ancora di piu' dal rapporto (di cui parlero' a breve) che sto instaurando con altri amici. Sento che questa esperienza arricchisce anche e soprattutto nella misura in cui e' condivisione e testimonianza. Di cosa? Fate voi, potete chiamarla la mia indole, potete chiamarla l'indole di uno scout, di un italiano, di un Urso/Modazzi, fate voi, ripeto, il succo e' questo: mi meraviglia e mi consola sapere che ci sono persone e posti in cui sono valutato per cio' che sono adesso, per la maturita' che esprimo con i miei gesti e le mie idee e non tramite vecchie etichette, difficili da staccare e che con mia grande gioia ho lasciato per il momento in alcuni ambienti che frequento nella mia quotidiana vita italiana!
Il weekend si e' chiuso in bellezza (vedi foto) perche' sono andato a fare un giro con Ville in tre posti davvero interessanti. Siamo stati a Sausalito (a Nord del Golden Gate), nel cui porto abita una strana comunita' di famiglie le quali vivono in barche sull'acqua. Mi ha fatto un grande effetto questa vista, mi ha ricordato Venezia, seppure il concetto di casa qui sia diverso. Da visitare almeno una volta!
Ci siamo poi spostati a Tiburon da cui con il vaporetto abbiamo raggiunto Angel Island, una delle isole della baia. Qui, abbiamo camminato per circa 2 ore seguendo la strada perimetrale, prendendoci in giro per ogni cosa e facendo chili di foto alle ricchezze naturali dell'isola (bellissima e incontaminata) e agli scorci sulla baia!
Tornati indietro, ci siamo diretti verso il Monte Tamalpais, da cui, dopo una scarpinata di un'oretta, abbiamo potuto ammirare una vista completa sulla baia, da mozzare il fiato. Consiglio questo sentiero al Reparto, perche' merita per quanto e' variegato, pieno di colori diversi, di profumi umidi, di alberi pieni di muschio, di prati e di rocce.
La sera di ieri e' stata all'insegna del compleanno di Gisela, la mia amica portoghese. Durante la settimana eravamo scesi in citta' per scegliere il locale e ieri ci ha portati in un ottimo ristorante italiano Bella Venezia dove, alla presenza di 4/5 italiani, 4/5 portoghesi e altri amici sparsi tra americani e spagnoli, ci siamo concessi degli ottimi piatti italiani!!! Poco aglio, come dovrebbe essere, poca panna (che qui mettono invece ovunque), caffe' comunque pessimo, non ce la fanno!!!
Non paghi, ecco qui pane per chi cerca qualcosa di "saporito", dietro consiglio dei piu' esperti ci siamo diretti verso il Bubble Lounge Bar. Non e' il mio genere di locale, ammesso che io abbia un genere da dedurre da quelle poche volte che esco per locali a Torino, pero' mi sono comunque divertito a ballare della musica orribile e a bere la migliore (bisogna ammetterlo) Tequila Sunrise che abbia mai provato. Ci sanno fare...
Alla fine mi sono divertito anche perche' ho avuto l'opportunita' di conoscere gli amici di Gisela, molto simpatici, soprattutto gli italiani che, essendo originari di Napoli, gia' di per se' sono uno spasso!
Oggi qui a casa giornata di grandi pulizie, essendo che le ho trascurate per un po'! E' ora che mi metta anche un po' a lavorare, perche' ho due o tre idee e ho paura che mi sfuggano, vista la mia memoria estremamente voltatile!
Oggi e' il grande giorno della laurea di mio cugino: un pensiero particolare per chi sa stringere i denti, anche quando il sentiero della vita non e' ben visibile. Un altro sogno che si avvera, tra quelli espressi all'inizio della mia avventura americana. A voi se ne sono realizzati altri?
Vi abbraccio con affetto!
A presto,
take care,
Marco
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Marco
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lunedì, marzo 31, 2008
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Buona Pasqua! Happy Easter!!!
Carissimi,
ho ancora qualche minuto per farvi i miei piu' affettuosi auguri di una vera e profonda Pasqua di Resurrezione.
Questi giorni sono stati intensi da ogni punto di vista: lavorativo, culturale, spirituale e relazionale.
In Italia la Pasqua e' un momento di break (a volte di preghiera...), anche solo della durata di 4 giorni. Qui la Pasqua coincide quest'anno con lo Spring Break, la pausa primaverile in mezzo al secondo semestre. Per me non e' coincisa con niente di simile. Ho lavorato fino a venerdi' compreso, mentre lunedi' sara' Pasquetta lavorativa... Ma...
... questo non significa aver passato una Pasqua "anonima" e "sterile". Se e' vero che il percorso di preparazione quaresimale e' stato di per se' di un certo tenore, allora posso dire di aver vissuto la Pasqua (cristiana) almeno altrettanto profondamente.
La settimana si e' aperta con il mio primo party americano, organizzato a casa nostra da Erick (uno dei due inquilini) per i suoi 30 anni. E' stato bello vedere le foto dei suoi viaggi lungo il Colorado River o appeso su qualche parete di roccia ed e' stato interessante conoscere i suoi amici e provare il suo modo di fare la pizza (rigorosamente vegetariana...)
La fine della settimana mi ha visto alle prese con la visita di un prof. dall'Univerisita' del Texas - Dallas, il quale e' rimasto favorevolmente colpito dal metodo che sto cercando di sviluppare e dal quale, dunque, ho ricevuto un ottimo feedback per continuare su questa strada. In parallelo ai meeting organizzati con il fenomeno texano, durante le sere di giovedi' e venerdi' ho partecipato alle celebrazioni in parrocchia. Ho vissuto e pregato in un'atmosfera molto pregna di significato e di fede, ancora una volta ho potuto apprezzare questa comunita' parrocchiale, l'attenzione tutt'altro che falsa all'essenza del cristianesimo, l'assenza di riti affettati, pesanti, scontati. Se Pasqua significa resurrezione e vita nuova, allora posso ben dire di averne avuto un assaggio.
Non scordero' mai alcune funzioni o via crucis vissute gli anni scorsi con gli scout in giro per il Piemonte, ben difficili da valorizzare agli occhi dei ragazzi!
Ecco il contrasto, dal quale mi piacerebbe trarre buone indicazioni perche' qualcosa di semplice si possa fare per svecchiare le nostre comunita', o, se non altro, per renderle "giovanili" nell'andare incontro ad un Cristo tutt'altro che morto e tutt'altro che sepolcrale nel Suo messaggio!
Sabato si e' colorato di azzurro e verde con un bellissimo giro con Ville e Annarita (una postdoc livornese che lavora qui a Berkeley da circa un anno) verso la costa nord del pacifico. Ci siamo spinti fin Bodega Bay (famosa per le ottime aragoste e perche' Hitchcock vi giro' The Birds) e, piu' su, fino ad arrivare a Fort Ross, un vero (il mio primo) fortino stranamente Russo, utilizzato per raccogliere legna per le popolazioni che vivevano in Alaska. Posti stupendi, paesaggi meritori di essere gustati con calma e foto (Ville e' un grande fotografo davvero) che meritano 5 minuti della vostra attenzione!
La sera di sabato si conclude con un party di compleanno organizzato da un amico che lavorava nell'auletta A del Politecnico ai tempi della mia tesi e che si trasferi' poi qui per lavorare in Cisco! Party a base di sangria e molta pizza, riccamente popolato da Italiani (ne conoscevo almeno 4) e da bruttissime ragazze. Al ritorno, stanco morto con circa 400 miglia di guida alle spalle, imbocco l'uscita sbagliata della freeway e butto al vento $4, allungando verso San Francisco e il Bay Bridge! E' stato bello cristonare da solo mentre facevo alle 2 di notte inversione a U su Treasure Island e mi rimettevo in direzione Oakland/Berkeley per giungere strisciando a casa dopo un po'!
Domenica e' stata quindi l'unica vera opportunita' di riposo: sveglia tardi, abluzioni, auguri con familiari vari e poi l'agognato barbecue organizzato da alcuni amici di amici. Ritrovo stabilito: Berkeley Marina; fa stranamente gli onori di casa un'assortita comunita' italiana, che si e' intrattenuta a base di mortadella, salsicce e canzoni di Vasco, circondata da increduli americani, paghi del loro aquilone svolazzante sopra il fumo di tanta carne!
Il pomeriggio mi porta alla Messa di Pasqua in una Chiesa riccamente addobbata, con un Fr. Charlie gioioso per quanto stava raccontando in merito alla resurrezione di Cristo e simpaticamente 'saltellante' su tutto l'altare. Visto lo Spring Break (quasi tutti gli studenti se ne tornano a casa), con i pochi rimasti siamo andati a cena fuori ad un ottimo ristorante cinese (grazie Fr. Charlie per l'invito e per aver offerto). La chicca della serata e' stata scoprire che la California Polytechnic University di San Luis Obispo (un paesino a me sconosciuto tra SF e LA) e' considerata una tra le universita' piu' divertenti della California... Insomma, una di quelle alla American Pie!! :-D
Colgo l'occasione per ringraziare ancora una volta coloro che mi hanno dimostrato la loro vicinanza durante questa prima vera Pasqua solitaria, lontano da casa! L'ho molto apprezzato! Grazie anche a coloro che hanno sempre tanta pazienza nel leggere quanto scrivo e che trovano divertente quel che dico! Ognuno sa di essere speciale per me!
Un abbraccio a tutti voi, buon inizio di settimana.
Con affetto,
Marco
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Marco
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domenica, marzo 23, 2008
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Quando la pasta al forno incontra il latino!
Carissimi,
e' da molto che avevo in sospeso alcuni temi. Prima di raccontarvi la settimana, mi piacerebbe riprenderne uno, che ha fatto da leitmotif ad uno degli scorsi incontri del giovedi' sera alla Newman.
Quella sera, c'era in programma un incontro con un noto teologo, Padre Rich Gula, un professore della scuola Francescana di Teologia di Berkeley!
Il tema era: Reconciling Faith and the World, ovvero: Riconciliando la Fede e il Mondo.
La serata ha avuto inizio con l'intervento del padre francescano che in mezz'ora ha toccato due temi fondamentali riguardanti il rapporto della fede con alcuni aspetti della nostra societa' contemporanea: fede-tecnica e fede-ambiente, il tutto visto nell'ottica (quaresimale) di un cristiano che sta compiendo un cammino di riconciliazione in vista della Pasqua di Resurrezione.
A questo e' seguito un momento di confronto tra piccoli gruppi e poi una messa in comune delle idee emerse.
Nel particolare ambito Fede-Tecnica, il padre ha toccato sia il tema del rapporto fede-medicina sia quello fede-computer.
Nel primo caso, e' stato posto l'accento sulla tendenza d'oggi a ricorrere alla medicina per ogni cosa e all'innalzamento dello standard del benessere. Qual e' il confine per un cristiano tra curarsi e lasciare che la vita faccia il proprio corso?
Nell'ambito del rapporto fede-computer e' stato posto l'accento sulla pratica del sesso virtuale: economico (se non gratuito), sempre disponibile, senza rischi di malattie e anonimo. Utilizzato come valvola di sfogo dagli stress quotidiani, offre un ambito in cui non bisogna aver a che fare con la fedelta' in un rapporto, e, di conseguenza, impoverisce la nostra capacita' di sviluppare la socialita' dell'individuo, dandogli al contempo un immagine distorta di se stesso, ovvero di un essere sempre in grado di sostenere vere e reali relazioni interpersonali.
Nel secondo ambito, Fede-Ambiente, il padre ha argomentato come il potere contemplativo della Creazione favorisca il rispetto per il creato (mi sembra che un certo B.P. ne parlasse tempo fa...). E' soprattutto una questione di solidarieta' e di responsabilita', ovvero di cooperazione tra individui e di rispetto/attenzione a cio' che si ha in comune su questo pianeta.
Non vi riporto le riflessioni che sono scaturite in seguito, perche' non sempre ho seguito con attenzione e mi son perso molti passaggi.
Le foto che vi allego si riferiscono ad altri momenti passati con amici.
Con Nicola (di Beri...), prima che ripartisse per tornarsene in Italia, siamo stati in un locale in cui fanno musica Jazz Live, l'Anna's Jazz Island e abbiamo assistito ad una gara tra due scuole di Jazz molto differenti, la UC JAZZ PROGRAM e la DAVE BRUBECK INSTITUTE COLLABORATIVE. Sebbene non ne capissi quasi nulla di jazz, pero' e' stato bello notare le differenze stilistiche. I primi hanno praticamente solo improvvisato, batterista molto estroso, grande atmosfera. I secondi, molto tecnici, suonavano con lo spartito davanti (strano per il genere jazz, non trovate?), precisi, puliti ma senza improvvisazione!
Le foto continuano con quanto fatto questa settimana. Una sera siamo usciti con Ville (il Finlandese) per andare a gustare un'ottima pizza da Zachary's Pizza a base di pollo, salsa e formaggio, per poi spostarci in quel dell'Albatros (su San Pablo, a un block da University), friendly pub in cui ci siamo dati agli scacchi, davanti ad una buona birra.
Questo sabato mi ha visto ricambiare i numerosi inviti di Jay e Lisa con un sontuoso pranzo. Mi sono messo di impegno e devo dire che il risultato e' stato molto al di sopra delle mie aspettative. Volevo far assaggiare loro qualcosa della tradizione della mia famiglia e quindi, dopo essermi consultato con Paola e mio padre, il menu' ha preso questa forma:
- antipasto frugale a base di olive e funghi (avevo previsto anche tortillas e salsa messicana, ma poi ho desistito, considerato che sarebbe stato un "fuori gara"!)
- pasta al forno
- carne al piatto
- melanzane fritte
- (tutto questo bagnato da un ottimo Nero d'Avola 2003)
- cantuccini con Sauternes
- crema con amaretti
Per cucinare il tutto, mi sono svegliato comodamente alle 9:00 e ho fatto una capatina al Berkeley Bowl, per gli ultimi acquisti (btw, mi sono comprato una steak - pagandola circa 1/3 di quanto costerebbe in una qualsiasi Steak House -, appena avro' tempo, me la cucinero' a dovere!!). Tornato a casa, ho rassettato l'entrata e il soggiorno e poi mi sono messo a lottare con cibo e padelle! Nel mezzo della preparazione, ricevo la chiamata dei miei, ai quali mostro il ragu' in avanzato stato di cottura, l'acqua per la pasta, le melanzane quasi del tutto fritte... E' stato troppo divertente lavorare, chiacchierare e seguire le loro istruzioni. Un misto tra il corso a puntate di Suor Germana, il Pranzo e' Servito e la trasmissione di quella (simpaticamente odiosa) conduttrice che e' la Clerici...
Salutati i miei con primo e antipasto pronti, sono poi passato a preparare secondo e dolce.
Il pranzo ci ha visti iniziare "saltellando in allegria" e finire "strisciando in allegria". Posso dire di averli letteralmente stesi! :-)
Abbiamo mangiato tanto e, nonostante questo, avremmo mangiato non piu' di un quarto di quanto preparato! Ho cucinato, di fatto, per il resto della settimana!
Il pomeriggio mi ha visto preso da un'accanita discussione col mio letto a base di russate sonore, per poi lasciare spazio al programma serale: sono andato a fare il tifo (con gli altri della Newman) per Sean, un ragazzo che fa parte della squadra di ginnastica a corpo libero della Cal. La gara, contro l'University of Pennsylvania, ha visto la Cal trionfare (GO BEARS!!!) per "tanto" a "poco poco meno"...
Infine, domenica!!! Sono a scrivervi questo resoconto da un posto spettacolare, sulle colline di Berkeley (vedi ultime foto). Sono qui a studiare un po'!
Stamane, sveglia tardi, chiacchierata su Skype con cugina e parenti che non sentivo da un po' e grande Messa solenne ad Oakland per la domenica delle Palme. Sono voluto andare in questa chiesa, primo perche' gentilmente invitato da Roger, un ragazzo del ritiro della settimana scorsa, e poi perche' sapevo che si sarebbe tenuta in latino.
Ho fatto bene a parteciparvi. Ho vissuto qualcosa di veramente unico. Un contrasto particolare tra il libertarismo (nella sostanza e nella forma) della East Bay e la tradizione spintissima di questa chiesa (mi sembrava che accanto a me ci fosse seduta una bambina, simile a mia nonna, ma 65 anni fa)! Non e' sicuramente il mio genere, non credo vi tornero', pero' questa commistione mi ha dato l'opportunita' di incominciare a vivere seriamente e con profondita' la Settimana Santa. Penso che sia uno dei piu' bei doni che il Signore mi abbia potuto fare da quando sono qui, ovvero quello di non lasciarmi vagolare (o miagolare) nel buio nel mio periodo all'estero, bensi' mostrarmi la strada per poterLo incontrare anche lontano mezzo giro di mondo da casa mia, nella citta' piu' liberale d'America!
Concludo con un abbraccio vigoroso! Auguri di compleanno a nonna e Ale che questa settimana sono diventate ancora (se possibile) piu' sagge!
Con affetto,
- Marco
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Marco
il giorno
lunedì, marzo 17, 2008
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Point Bonita: un ritiro nella natura!
Carissimi,
come preannunciato, il ritorno dal ritiro mi vede costretto ad un post speciale per l'evento.
Cerco di contestualizzare fin dal principio: ritiro spirituale in preparazione alla Pasqua per gli studenti in eta' universitaria.
Risultato riassunto all'osso? Ottimo momento di aggregazione (serviva buttarsi nella mischia), ottimo dal punto di vista dell'improvement della lingua, ottima occasione per prendersi del tempo e riflettere in solitaria, luogo stupendo, sempliciotti i momenti di riflessione comunitari, paragonabili a quelli dei nostri ritiri delle superiori (noviziato), nonostante qui l'eta' si aggirasse tra i 20 e i 25 anni!
Detto questo, la descrizione viene da se': sono stati tre giorni in cui ho avuto modo di conoscere nuova gente e di farmi conoscere. Ho scoperto delle persone in cammino, con ottimi valori e dalla vena cristiana marcata (volendo, li paragonerei ai ragazzi del clan piu' convinti e maturi).
Tema trattato: la propria fede, il rapporto con Dio, la conoscenza di se stessi e del Signore. Niente di particolarmente complesso dal punto di vista concettuale, molto difficile e' stato seguire i discorsi e proporre qualche riflessione un minimo elaborata.
La struttura (fissa) prevedeva un team (6 ragazzi/e) che, responsabili ognuno di un momento di animazione, relazionassero sul proprio cammino di fede (lacrima sempre pronta, atteggiamenti molto simili a quelli dei film), per poi passare a focalizzare l'attenzione, divisi in sottogruppi, su alcuni temi che scaturivano dal momento precedente (Dove trovo Dio nella quotidianita', cosa mi allontana da Lui, in cosa devo migliorare per... insomma, niente di eclatante).
Da questo format salverei l'occasione di parlare profondamente di se stessi: questo avviene sempre meno nelle nostre comunita', a parer mio. Detto questo, non mi baserei soltanto sull'esperienza di pochi singoli (tra l'altro cosi' giovani) per sviscerare a fondo temi profondi come questi: cio' significa inevitabilmente lasciare il giusto spazio anche a un intervento piu' qualificato (sia esso del sacerdote che segue il ritiro o di un esperto chiamato apposta!).
L'occasione e' stata comunque ghiotta per qualche momento solitario. Mi ripromettevo di imparare a memoria un po' di semplici preghiere/risposte della Messa che, in italiano, a volte faccio persino fatica a dire pensando a cio' che sto dicendo, mentre in inglese, tutto riacquista significato e, ogni parola, ridona smalto a quanto l'abitudine livella!
Inoltre, l'occasione e' stata buona per riflettere ancora una volta su me stesso e sulle importanti scelte che mi attendono. Guardare la propria vita, ibernata per qualche mese, da oltre oceano, ti permette di azzardare un'ipotesi sulla plausibilita' di quanto stai vivendo o ti accingerai a vivere/scegliere! Non mi dilungo ulteriormente, ma direi che il responso e' piu' che confortante!!!!! :-D
Ci sono stati due tormentoni durante tutto il campo. Visto che il mio intercalare piu' frequente qui e': "How do you say in English...", seguito da qualche sorta di farfugliamento nella speranza di trovare la parola giusta che ho sempre sulla punta della lingua (ma in italiano), dunque non c'e' stata pausa senza che qualcuno (Matt in particolare, un novizio simpaticissimo) non si avvicinasse e, con accento americano, mi chiedesse: "M'rco, com se diice Broccoli in Italiano?" "Broccoli!" Rispondo io, replicando: "E come si dice pizza in English?" "Pizza! (E come altrimenti!?!)" Dovrei mettere una registrazione di come gli americani sono buffi a scimmiottare la parlata italiana!
Il secondo tormentone e' legato ai cori da stadio tipici dei supporters dei Bears (ovvero delle squadre della Cal - University of California Berkeley).
Ogni tanto, dal nulla se ne parte uno che urla "GO" e tutti rispondono "Bears", "GO" "Bears"... seguito poi da questo coro: "You know it! You tell the story! You tell the whole damn world this is Bear Territory", che nei match e' da cantare esclusivamente quando la squadra ha gia' la vittoria in mano!!
Dicevo all'inizio, che sto legando con alcune persone, in particolare con le piu' grandi, ovvero con quelle con cui mi incontro il giovedi' sera. Sono davvero in gamba. Cio' che mi apre maggiormente il cuore e' la (presunta) autenticita' nei rapporti che si stanno creando. Presunta perche' questo giudizio rimane legato all'osservazione di una realta' che non riesco ancora a cogliere nella sua pienezza. Spesso mi ritrovo estraniato dai discorsi, dalle battute, i ragazzi parlano tra di loro uno slang stretto al quale devo ancora abituarmi. Quindi, in definitiva, non avendo la totale padronanza di quel che accade, posso solo presumere (in base all'istinto) che sia coinvolto in rapporti con persone autentiche. In realta' questa certezza non ce l'ho neanche in Italia, quindi e' un doppio andare a tentoni!!
Non sapere come dire qualcosa, non sempre gioca a mio sfavore. Spesso, nel mio ambiente, perdo occasione per stare zitto; qui, invece, in cui mi capita piu' di frequente di ascoltare senza replica (o replicare il "giusto", ammesso che esista una misura in questo), mi accorgo che piu' di una persona mi si e' avvicinata per un conforto. Sara' solo perche' sono muto come una tomba?? :-p
Point Bonita, luogo del ritiro, e' una vecchia base militare americana (appostamento, vedetta sull'oceano). E' a Nord di SF e da essa si gode una vista meravigliosa: sabbia nera e coyoti a volonta'! E' bello pensare che noi in Piemonte abbiamo i cinghiali e qui hanno i coyoti. Con la differenza che qui col coyote (dicono i guardia parco) se urli scappano loro, da noi, con i cinghiali, e' piu' probabile che a darcela a gamba siamo noi umani!
L'occasione e' ghiotta per fare passeggiate, spingerci verso il faro di Point Bonita e guardare il tramonto tra le onde che si infrangono sui faraglioni! C'e' qualche vago rimando a Lipari o ai faraglioni campani!
Vi lascio con il racconto un fatto shoccante: sto mangiando della carne con spinaci che avevo cucinato e avanzato circa una settimana fa: non hanno fatto una piega!!!! I casi sono due: domani (e nei giorni futuri) non mi sentirete perche' saro' preso da una gastroenterite fulminante, oppure i conservanti qui fanno durare i cibi anni! Chissa' se si trasferiscono per via orale anche agli umani? Potrei vivere 5 anni in piu', mangiando roba piena di conservanti?
Per il momento, vi saluto con in mano una banana nerissima esternamente (10 giorni) ma soda internamente come se l'avessi comprata ieri! Questa cosa mi sconvolge...
Un abbraccio e buon inizio di settimana a tutti,
Marco
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Marco
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lunedì, marzo 10, 2008
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Cliff House, Sutro Baths e Golden Gate
Carissimi,
ben trovati. Scusate la latitanza di questi giorni, ma il tempo mi e' tiranno. La settimana scorsa c'e' stato Fabio qui da Torino (foto a Monterey). Abbiamo lavorato parecchio e la settimana scorsa si e' aperta, proprio in concomitanza con la sua partenza, con la spiacevole notizia che il mio lavoro non era cosi' originale come speravo. A fronte del fatto che abbiamo scovato nuovi articoli che parlano di argomenti affini, e' stata necessario un subitaneo cambio di rotta per rimodellare opportunamente gli obiettivi della mia parte di progetto! Adesso sono piu' tranquillo, ma non vi nascondo di aver vissuto in apnea per un po' la scorsa settimana...
Tante piccole cosette da raccontare!
Ho fatto amicizia con un ragazzo, Nicola (e di dove, se non di Bari? Anzi, di Mola, precisiamo), il quale e' qui a lavorare lato Pirelli per qualche settimana! Essermi aggregato a lui ha indubbiamente reso piu' divertenti molte uscite e molti pranzi!
Nulla avviene per caso: Ville se ne va ad Acapulco per qualche giorno, la Provvidenza mi mette comunque al fianco qualcuno con cui legare e condividere esperienze!
La piu' eclatante e' stata la gita di domenica. Partiti con l'intenzione di andare a visitare Alcatraz, per non smentirci, perdiamo subito l'occasione di prenotare gli ultimi biglietti (almeno per quanto riguarda la compagnia che avevamo trovato, forse ce ne sarebbero stati altri con quella da $500, ma il caso vuole che non e' nelle mie possibilita' barattare - quasi - un mese d'affitto con una gitarella ad un carcere... Per quanto mi riprometta al piu' presto di andare a girare di persona la scena di "Fuga da Alcatraz" in cui Clint Eastwood con un cucchiaio scava il muro del carcere per darsela a gambe!)
Ripieghiamo pertanto su altre amenita' turistiche: ci rechiamo verso Cliff House e Sutro, ovvero l'attuale ristorante che si erge maestoso sul promontorio di Ocean Beach e quel che resta di una vecchia piscina dei primi del '900 (ecco la vera storia americana...)
La gita e' piacevole, guida Nicola scroccando la benza alla ditta, si chiacchiera, si fotografa e ci si fa scherzi (vedi foto che certifica il momento in cui Nicola ha dichiarato di avere il cu... in fiamme, grazie ad un'abile mossa - non di Lady Oscar - bensi' del navigatore che, con maestria, gli aziona il riscaldamento del sedile al massimo, alle 3:00 circa di un pomeriggio caldissimo!)
L'occasione e' ghiotta per testare la nuova fotocamera di Nicola, che abbiamo comprato il giorno prima (stesso luogo e stesso modello della mia). Peccato, altra chicca, che per arrivarci non ci abbiamo impiegato mezz'ora come quando io mi ci recai con Lisa e Jay la volta prima, bensi' circa 4 volte tanto, visto che il GPS non ci e' sembrato ne' collaborativo, ne' molto aggiornato! NON fidatevi del TomTom in California (almeno se usate le mappe vecchie, quelle divise per stati). E' un disastro!
Siamo finiti a chiedere indicazioni in un paesello della "vera america", nella quale, parafrasando Beppe Grillo, anche Toto' Riina avrebbe qualche timore a circolare di giorno (non oso immaginare la notte).
Chiudo la parentesi sul sabato (siamo sopravvissuti), per portare a termine il racconto sulla domenica; manca infatti il giro sul Golden Gate. Qui, cari miei, si capisce davvero cosa significa per gli americani fare marketing. La riflessione parte da varie finezze osservate nel tempo e condivise con alcune persone a me vicine qui: se noi Italiani avessero un decimo della capacita' (o della voglia/intraprendenza) di valorizzare il proprio patrimonio (ordini di grandezza, anni luce piu' corposo di quello americano...), penso che azzereremmo debito pubblico, disparita' sociali, la fame nel mondo, la spazzatura di Napoli, le eclissi di luna, Berlusconi e il Festival di Sanremo... tutto in una volta sola! Si capsciut? (direbbe Nicola, in barese stretto...)
La gita finisce al di la' del Golden Gate, dove la vista e' disarmante e dove si condividono foto e sguardi ammirati sulla baia con centinaia di merenderos di ogni nazionalita'...
Il ritorno, trafficato, ci permette ancora di lanciare uno sguardo su The Palace of Fine Arts (una specie di Experimenta in grande stile), su parte di Lombard Street (la strada famosa, molto scoscesa - sebbene quel pezzo non l'abbiamo attraversato) e su altre amenita' del centro di SF.
Bene, che dire? Alla prossima per qualche altro racconto!
Grazie a tutti coloro che, in questi giorni piu' che mai, mi sono stati vicino, spingendosi taluni a dire che questo blog e' piacevole. Sono sinceramente emozionato, grazie di cuore!
A tutti un abbraccio,
take care,
Marco
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Marco
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mercoledì, marzo 05, 2008
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