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Hawai'i: finale con sorpresa!

Carissimi,

e' difficile per un italiano abituarsi al sistema delle mance americane! Paola non ce la fa ancora e io ci ho messo un po'. Per noi lasciare la mancia e' impensabile, qui e' sacro. 10% se ti hanno servito male (attenzione che non si scende sotto al 10%), 15% se sono stati cortesi e nulla di piu' e poi oltre se avete ricevuto un servizio eccellente! Abbiamo appena finito di cenare in un ristorante dell'aeroporto (potete immaginare quanto economico potesse essere). La mancia, purtroppo, va di conseguenza! Paola va in bagno e io aspetto il resto per lasciare quanto dovuto. Al suo ritorno si lamenta per la mancia lasciata (15%), non perche' eccessiva rispetto alla percentuale, ma perche' di grosse dimensioni (visto il conto). E' chiaro che spendendo molto, la mancia e' alta... Cosa ci si puo' fare? Le percentuali mica le ho inventate io!!!!

Bando alle ciance, mentre Paola e' a cercare un dessert (possibilmente economico), io guardo dai vetri il nostro aereo. E' gia' pronto al gate, un Boeing 767-300 della Hawaiian Air! Partiremo alle 22 circa da Honolulu per essere domani mattina a Los Angeles dal mio fratellino Pasquale! Finalmente, non vedo l'ora di abbracciarlo, sono mesi che ci diciamo che dobbiamo vederci, ma non c'e' mai stata occasione! Giacche' allora sapevo che il mio biglietto di ritorno per Torino (passando per Francoforte) era da Los Angeles (non chiedetemi perche', calcoli fatti a suo tempo con i miei che dovevano venirmi a trovare proprio in questo periodo), allora l'occasione era ghiotta per inserire la visita a LA (Los Angeles) alla fine della mia esperienza statunitense!
Ma, fermi tutti, cosa abbiamo fatto prima di approdare qui?

Ci siamo lasciati l'ultima volta con la descrizione dell'arrivo a Kauai, in un cottage da sogno. I giorni passati sull'isola sono stati memorabili. Il cottage si e' rivelato l'ennesima ottima scelta (pacca sulla spalla - rossissima causa sole - a me stesso) e anche il resto e' andato oltre ogni piu' rosea aspettativa!
Lunedi', primo giorno a Kauai, siamo stati in mattinata (dopo una lunga e sonora dormita) alla spiaggia chiamata Secret Beach, subito dopo il faro di Kahiluea. Un paradiso. Eravamo circa in 8 in una spiaggia non troppo grande, con la sabbia gialla, fine, le onde oceaniche che si infrangevano su una riva irregolare e scogli ai lati, come nelle migliori spiagge!! Abbiamo cercato un po d'ombra dove sdraiarsi e, tra un libro e una nuotata, la mattina e' passata in grande relax.
Per tornare alla nostra lentissima cabriolet, abbiamo fatto un sentiero con un grado di pendenza mostruoso (avremmo avuto difficolta' pure con gli scarponi, figuriamoci con i sandali) ma alla fine abbiamo conquistato il parcheggio e la nostra bollente fuoriserie!
Il programma del pomeriggio dove ancora costruirsi nelle nostre menti. Cogliamo l'occasione allora per prenderci due frullati (uno cocco e ananas, l'altro cocco e cioccolato), mentre visitiamo un mercatino di artigianato (piu' o meno locale) dal quale arraffiamo (beato cambio $->euro) alcuni gingilli che serviranno per arredare la nostra casetta! Il caldo ci prende le membra e dunque, volendone scappare, cio' che ci viene in mente e' di guidare fino alla zona sud-ovest dell'isola (noi eravamo nella parte opposta), per visitare il famoso canyon dell'isola! Le curve sono molte, Paola resiste egregiamente, si ride, si scherza e si chiacchiera, finche' non arriviamo finalmente al canyon. La vista e' superba, con colori misti tra il verde (varie tonalita') e il color rosso terra. Sono contento che Paola abbia avuto l'occasione di vedere un canyon, pure sapendo che nulla batte i caynon dell'Arizona!
Continuando sulla medesima strada incontriamo una natura spettacolare, dalle mille tonalita' di verde, ci sono campi del YMCA e del YWCA (giovani cristani americani maschi e fimmmmine), un osservatorio della NASA e, infine, il punto panoramico tanto anelato... peccato che era totalmente avvolto da una nuvola che a mala pena ci faceva scorgere l'un l'altra... una delusione tremenda sentire l'oceano in lontananza e vedere solo i cespugli a 3 metri da noi! Nonostante la paziente attesa, il risultato non e' poi cambiato! Quindi , con la coda in mezzo alle gambe, riguadagniamo il nostro lato dell'isola. Ci eravamo fatti un film: cenare a base di pesce nel luogo consigliato dalla signora sull'aereo... peccato che, arrivati li' alle 21, il ristorante chiudeva alle OTTO!!! OTTOOOOO!!! Ma puoi, tu gestore, chiudere alle OTTO??? Quando apri? Per merenda????? Mah... Ripieghiamo su un fastfood molto buono, Bubba's: il nome e' tutto un programma! All'intero, regna la scritta: Bubba si rifiuta di servire carne che costi meno di una lattina per cibo per cani... questo significa che Bubba's ci stava preparando un conto salato....... Paola si butta su un burger vegetariano, io provo il burger con la salsa teryaki (non chiedetemi cosa sia, era commestibile... tanto basta). Torniamo a casa soddisfatti del cibo e della giornata trascorsa!

Lunedi', il grande giorno! Mentre la mattina la passiamo a nord, percorrendo tutta la strada costiera e poi scegliendo una spiaggia bellissima e caraibica (con tanto di torretta bagnino tipicamente baywatchiana), il pomeriggio ci imbarchiamo per la gita tanto attesa: visita alla Na' Pali Coast al tramonto con il catamarano di Capitan Sundown!
La visita e' superiore a qualsiasi aspettativa. Il catamarano, stabile sopra un oceano che noi considereremmo agitato ma che il capitano sostiene essere decisamente calmo, ci trasporta con dolcezza a visitare questo paesaggio impossibile da scoprire altrimenti. Rocce brulle e scavate dalla forza delle onde imperano come montagne dal verde lussureggiante e dai crinali molto pronunciati, tanto che il capitano si rivolge a noi italiani chiedendoci: Non vi ricorda un po' Cortina? Scoppiamo a ridere sperando che non dicesse sul serio.
Abbarbicate sulle rocce notiamo tante caprette passeggiare e brucare, assolutamente indifferenti al precipizio che si stagliava sotto di loro. Marco fa sfoggio con il capitano della sua grandissima conoscenza in fatto di Sacre Scritture ricordando quel famoso personaggio del Vangelo che ora vediamo perso su per la montagna di fronte a noi: "la capretta smarrita"... forse era una specie leggermente diversa!
Torniamo puntuali al tramonto, salutiamo e ringraziamo i nostri compagni di viaggio (alcuni simpaticissimi della Virginia) per la compagnia fattaci durante la gita e ce ne andiamo, bruciati dal sole. Involontariamente, ci ritroviamo 10 minuti dopo tutti al Dolphin Restaurant, caldamente consigliato a tutti dal capitano. In effetti, per la cucina meritava farci un salto!

Martedi' sveglia alle 8 e fuga verso l'aeroporto con una breve sosta all'Olimpic Cafe' per fare colazione (cosi' abbondante che non avremo bisogno di fare pranzo!). Voliamo ad Honolulu dove avremo 9 ore di tempo per visitare Pearl Harbour prima di imbarcarci sull'aereo per Los Angeles.
Con poche fermate di pullman raggiungiamo la base militare e alla modica cifra di 37 dollari a cranio abbiamo la possibilita' di entrare in un sottomarino (e qui chi non e' claustrofobico, lo diventa!), in una nave da guerra, apprezzandone gli spazi piu' vivibili, in un hangar, osservando alcuni tipi di aerei utilizzati nella seconda guerra mondiale e visitando la baia, location dell'omonimo film.
A questo punto la vacanza hawaiiana si puo' decretare veramente conclusa e mestamente ce ne torniamo verso l'aereoporto per cenare e aspettare il nostro volo. Crediamo di aver visitato in lungo e in largo le isole: in 9 giorni di meglio proprio non potevamo fare. L'unico pensiero va ancora alla villa del telefilm Magnum PI... sara' stata visitabile? Mah! Il vero sogno sarebbe abitarci, non solo vederla!
That's all folks! Ci vediamo a Los Angeles!

Marco & Paola.

Hawai'i: pescecani e Ranger Ranger Smith a Maui!

Carissimi aficionados,

stiamo scrivendo dal Green Acres Cottage, ovvero dall'ultimo luogo in cui pernotteremo prima del ritorno sulla "terra ferma" (se cosi' si puo' chiamare la California!!!)
Siamo da poco atterrati su Kauai, l'isola piu' a Nord Ovest dell'arcipelago! E' sera tardi e siamo reduci da una lunga giornata passata a Maui!

Ieri, dopo la gita per vedere le amiche tartarughe, pomeriggio passato a riposarci nella piscina dell'albergo e giretto verso il sud dell'isola. Abbiamo scoperto un altro paesaggio vulcanico, prodotto dalle piu' recenti eruzioni del vulcano (ormai spento dell'isola). Un ranger (una simpatica ranger che per questioni di privacy qui chiameremo Ranger Smith), ci ha intrattenuto parlandoci dei diversi fenomeni eruttivi dell'isola e di come si e' creato il parco naturale che si trova nella zona sud della medesima! E' stato difficile per Paola starle dietro, ma i concetti sono passati bene!
Torniamo sui nostri passi e ci fermiamo su una spiggia piena di granchietti giallo/arancio velocissimi a rintanarsi al nostro passaggio. Che isola meravigliosa!
Dopo aver aspettato il tramonto (un po' invano a causa delle grosse nuvole che lo hanno oscurato), ci siamo diretti verso un bijoux di ristorante: il MamaFish House di Paia, consigliatoci dalla ragazza che guidava lo shuttle che ci ha portati dall'aeroporto a prendere l'auto rossa a noleggio! Cari miei, ricordate: sempre chiedere ai locali quali sono i posti migliori per mangiare. Ci abbiamo azzeccato in pieno per il Duke a Waikiki, ci abbiamo stra-azzeccato per questo a Maui. Abbiamo mangiato del pesce sublime in un'atmosfera calda, accompagnando il tutto con degli ottimi cocktail tropicali e concludendo con della gustosissima frutta (tropicale anch'essa).

Stamattina sveglia tardi e decisione di andare a vedere l'acquario oceanografico di Maui! Sapevo che il team con cui ieri abbiamo fatto l'uscita a Molokini+tartatughe (Maui Diving Center), aveva degli sconti per l'acquario! Gia' che eravamo li', ci siamo fatti consigliare anche un buon posto per fare colazione americana e per fare dello snorkeling nei pressi!
Biglietti alla mano, ci siamo diretti dunque al Kamaole Caffe', dove abbiamo trovato il solito hawaiano simpaticissimo, che diceva di esser stato in Italia (Roma e Venezia, ovvio) almeno una volta e di aver provato "pasta-al-dente" buona come in nessun altro posto!
La sua colazione comunque e' squisita: Paola ha preso delle specie di tortillas alle verdure e io mi sono fatto le scrambled eggs (uova strapazzate) con bacon (pancetta) alle quali sono onestamente molto affezionato! Il tutto, accompagnato da caffe' e Pepsi-stura-lavandini per Paola (con refill finche' ne vuoi! Qui funziona cosi'!!)

Il giro all'acquario e' stato molto interessante. Abbiamo visto una marea di specie di pesce protette che la legge non permette di portare in altri acquari (e da soli non sembra che ci vadano), quindi che si possono vedere solo qui! Inoltre, l'ultima stanza, la piu' affascinante e' un tubo di vetro attorno al quale nuotano i pesci della vasca piu' grande, tra cui pescecani di ogni genere (martello, tigre...) e razze dalle code lunghe e affilate, insieme con altri pesci tipicamente hawaiani molto velenosi, da cui bisogna guardarsi con maggiore attenzione quando si nuota, anche a riva!

Il pomeriggio e' stato dedicato all'ultimo bagno sull'isola e siamo anche riusciti a trovare una Messa cattolica in una chiesa molto hawaiana. Il Cristo crocifisso, detto onestamente, ci sembrava un surfista un po' troppo barbuto e muscoloso, cosi' come la madonna senza velo sembrava dalla chioma troppo folta e da vamp, ma ognuno ha la sua rappresentazione e non ci sembra che la Chiesa abbia mai regolamentato la proporzioni delle statue rappresentanti i personaggi del Vangelo!

Giungiamo cosi' al momento della riconsegna della macchina e al volo (spezzettato in due Maui-Honolulu e Honolulu-Kauai). Durante il primo pero', arrivati al gate, le porte non si aprono per un'avaria del sistema di sicurezza e il panico di perdita secondo volo ci prende le viscere (perdere l'ultima coincidenza alle 22 a Honolulu non fa piacere a nessuno). Devono rifare la manovra e spostarsi in un altro gate. Il secondo aereo ci aspettera' per portarci a destinazione! Affittiamo l'unica tipologia di auto a disposizione sull'isola: una Sebrang Cabriolet. Tanta scena, ma non corre manco se "vai a tavoletta", che, tra l'altro, in finlandese si dice "Kaasu Poiana", cosi' giusto per scriverlo da qualche parte: una perla cosi' di Ville non si deve sprecare!!

Paola gia' dorme! Vado anche io!
Buona notte, ci si sente presto!
- Marco e Paola (dormiens)

Hawai'i: tartarughe in cascata!

Carissimi,

eccoci su Maui da 2 giorni. Siamo arrivati qui la mattina di ieri, giovedi', e abbiamo trovato un'isola ancora diversa dalle prime due visitate. Scesi dall'aereo, ci danno una simpatica Chevrolet Cobalt Sport, la stessa che aveva noleggiato Nicola il collega di Bari incontrato a Berkeley qualche mese fa!

Il programma oggi e' visitare la parte nord est dell'isola, ricca di cascate, verde e selvaggia. La strada e' lunghissima e tutta curve: Paola soffre il mal d'auto e l'auto stessa non aiuta, a causa di una trasmissione automatica difficile da usare su percorsi di montagna: gli scossoni a causa delle accelerazioni abnormi a marce basse sono continui. Il piede da cambio manuale deve ancora abituarsi! I paesaggi rendono giustizia allo sforzo per raggiungerli. L'obiettivo e' di arrivare ad Hana e poi alle seven pools (la cascata che forma 7 piscine naturali), immerse nel parco nazionale Haleakala. Ce la facciamo in circa 3 ore! Davvero stancante! Era meglio partire di mattina! Il parco sta quasi chiudendo, nel senso che e' comunque aperto, ma i rangers se ne stanno andando, dunque non paghiamo l'entrata. Si sta preparando un bell'acquazzone, ma il sole ancora per poco ci degna della sua presenza!

In tutto questo ci siamo dimenticati di menzionare che la compagnia aerea non e' riuscita ad imbarcare (causa nostro ritardo nel fare il check-in) la valigia di Marco. Dunque, la ritroveremo la sera tardi all'albergo. Il problema e' che Marco non ha il costume per farsi il bagno! Dunque, arrivati alle famigerate piscine, Marco si butta in pantaloncini... Io mi limito a bagnarmi i piedi, resa pigra dal freddo!

Buttarsi in pantaloncini e' un'esperienza interessante. Per fortuna non erano quelli di velluto di uniforme. Altrimenti sarei colato a picco dal peso! L'acqua non e' per nulla fredda (siamo comunque in un'isola praticamente tropicale) e dopo qualche bracciata gia' sono abituato! Colgo l'occasione per mettermi sotto la cascata e farmi un pseudo-idro-massaggio alla testa, mentre dall'alto cascano persone (in realta' si tuffano) tirando su colonne d'acqua!
Esco e ricevo le cure amorevoli di Paola, la quale cerca in tutti i modi di non-aiutarmi nel cambio dei pantaloni. Ricevera' un assaggio sotto il naso di piede pulito, cosa che ancora devo scontare, infatti mi guardo le spalle pure di notte! Aiuto, non dormo da ieri!!!

Il ritorno e' un delirio di curve, sulla stessa strada. Guidando nella notte, sotto una pioggia battente, ce la faccio in circa 1:45, passando alla guida come uno del posto e, dunque, ricevendo strada da tutti gli americani addormentati al voltante incontrati per strada. Con Paola si parla di molte cose, questo la aiuta a non sentire troppo mal d'auto. Si discute con passione, ad esempio, di qualche regola che vorremmo condividere una volta sposati. Se io sono piu' sul "teniamo in ordine", lei e' piu' sul "moderiamoci negli acquisti". Fa piacere vedere che nella diversita' si trova la sintesi. Finiremo ad avere un sacco di cianfrusaglie in una casa disordinata!!! :-)

Arriviamo in albergo alle 21:30, stanchi morti: troviamo la valigia e una caccia al tesoro ci aspetta per ottenere la chiave della stanza. Dovremo salire al quinto piano, inserire la combinazione su un dispositivo che ci rilascera' una chiave e con essa aprire la porta della camera prima che il gallo canti... Insomma... Che fame!!! Per fortuna che c'e' il ristorante sotto! Ma, ahi noi, sta chiudendo... Pertanto dobbiamo rimetterci in auto perche' l'unico locale aperto a Maui alle 22 e' il Denny's... Come dire... il fratello meno disastrato del Mc Donald.

Stanchi a nanna, con una sveglia improponibile (5:15) per la grande avventura di oggi. Siamo appena tornati infatti dalla gita a Molokini (un cratere semi sommerso poco distante dalla costa di Maui, santuario marino in cui fare snorkeling - osservazione in maschera e pinne) e a Turtles Town, per nuotare insieme con le tartarughe marine!
Andiamo in gita morti di sonno, ma l'aria di mare ci sveglia subito. Mare calmo, bel sole (anche se basso, si parte dal molo circa alle 7:00) e i due "capitani" decisamente simpatici. Da cosa si capisce che siamo in USA? Dall'inno nazionale che si ascolta dalle casse della barca (oggi 4 luglio, giorno dell'Indipendenza), dal fatto che durante il tragitto si fa colazione a piu' riprese con mille diavolerie (frutta tropicale, salatini, dolcetti), il tutto accompagnato dal classico caffe' americano, da acqua ghiacciata e da una ghiacciaia piena zeppa di lattine per chi vuole bucarsi lo stomaco fin dalla mattina!!!
L'occasione del Molokini Crater e' attesa da settimane, per testare l'involucro subacqueo che ho acquistato per la mia macchina fotografica! E' difficile da usare, perche' universale e dunque la fotocamera ci nuota, ma una volta presa la mano le foto sono davvero belle! Qualche bel pesce si mette in posa e anche Paola fa ugualmente!
La seconda sosta alla citta' delle tartarughe e' ancora piu' emozionante. Nuotare e fotografare a mezzo metro queste enormi testuggini, cosi' (apparentemente) docili e tenere e' un'esperienza unica! Anche tra esse c'e' che si fa i fatti suoi, intenta a prendere fiato per poi tornare a farsi fare la pulizia dai pesci addetti a tale lavoro e altre piu' socievoli, che rimagono piu' "ferme" permettendo dei buoni scatti!
La gita vale tantissimo, e' consigliata! Si torna presto (verso le 11) in porto e il resto della mattinata si bighellona, cercando di recuperare un po' di sonno, oppure scrivendo il blog o leggendo un buon libro proprio qui in albergo, in riva al mare!

Hawai'i: dalla spiaggia alla giungla!




Carissimi!

Sono le 20.30, buio pesto, una stellata mozzafiato. Siamo al miglio 33
dell'hwy 11 che da Hilo porta a Kona, che passa per il celebre villaggio di Captain Cook (Big Island).
Marco e' alla guida di una jeep wrangle, mentre io batto sui tasti tentando, tra le curve, di scrivere cose sensate.
Ancora vivi nel nostro cuore i ricordi degli ultimi giorni passati a Berkeley e in particolare di ieri mattina.
Ci svegliamo praticamente all'alba e... sorpresa! Ci troviamo un personaggio sinistro in casa: Ciccio! Tornato nella notte da un veloce giretto nella California, Arizona, Nevada, Utah e introdottosi furtivamente nel nostro salotto.
Mentre consumiamo la nostra ultima colazione nella mitica casetta di Bancroft way, ascoltiamo increduli i racconti delle vacanze di Ciccio e del suo amico. Cosa vi potete aspettare da due che sulla propria macchina attaccano un cartello recante la scritta: "Parking for Sicilians only"?
John vuole a tutti i costi accompagnarci all'aeroporto, facendo per noi un sacrificio che proprio non lo lascia tranquillo: guidare la macchina! All'andata nessun problema, ci pensa Marco... ma al ritorno, chissa': incrociamo le dita!
Alle 7 circa siamo partiti, lasciando Ciccio in una casa non sua.
Arrivati in aeroporto, e' il momento dei saluti: Marco abbraccia John e gli dice qualcosa in inglese che io non intendo, io abbraccio John e gli segno qualcosa nella lingua dei segni che Marco non intende. Divertente! Una volta entrati nell'aeroporto, mi giro ancora una volta: ok, per lo meno John e' riuscito a far partire la macchina, ma dal suo incedere tortuoso sembrerebbe che abbia dimenticato il freno a mano inserito, e poi scopriremo che e' veramente stato cosi'!

Siamo finalmente nella stanza del nostro Bed and Breakfast, un centinaio di miglia dopo che Paola ha iniziato il suo racconto. Il pensiero torna a ieri e all'abbraccio con John, ricco di significato e di una promessa: ci sara' al nostro matrimonio!
La prima isola su cui voliamo e' Oahu, la piu' occidentale e affollata tra tutte. Il viaggio dura 5 ore, ma noi ne recuperiamo tre di fuso (peccato che l'aereo non voli alla velocita' della rotazione terrestre!) e cosi' ci ritroviamo a Honolulu che e' ancora mattina! Questo primo giorno sara' dedito al relax: ecco perche' ci facciamo accompagnare in hotel da uno shuttle, facciamo il check-in nel Royal Grove di Waikiki, consigliato nelle recensioni del sito "Turisti per caso" (ottimo per preparare viaggi) e ci ritroviamo in una stanza davvero bellina (qui direbbero "cozy", calda e accogliente) proprio di fronte alla piscinetta. L'albergo e' a 100 metri dal mare, tipico posto con libri usati, sala lettura, sembra un posto frequentato da letterati spiantati (noi spiantati lo siamo senza essere letterati...) e questa si configura come la prima ottima scelta di questa vacanza... Ne seguiranno a breve altre!! Ci si riposa per far stemperare il caldo (niente a che vedere qui con le fresche temperature della baia) e poi si va in spiaggia.
Non c'e' persona qui che non giri con una tavola da surf, tant'e' che cerco subito di mettermi Paola sotto braccio, procurandomi solo dolori di schiena (perche' ne soffro, badate bene, non perche' Paola pesi piu' di una tavola :-p).
Ci sistemiamo sotto l'ombra di una palma (sembra che stia imbrogliando, ma basta vedere le foto) e io, come ogni bambino, mi faccio mettere la crema da "mamma" per correre in acqua. L'impatto con l'oceano e' sublime. Acqua stranamente calda e onde lunghe e alte, roba che bisogna prenderci la mano un secondo prima di andarci disinvolto. Perche'? Ci sono almeno 3/4 posti a crescente distanza dalla riva in cui l'onda inizia a rotolare. L'ultimo, il piu' vicino, ha il difetto di esser la' dove c'e' anche il risucchio dell'onda precedente. Il risultato, e' un perfetto sgambetto! Anche Paola si fa conquistare ben presto dalle onde ed e' difficile uscire, stando attenti alle prime scottature della stagione!
La serata, seguendo i consigli dell'iraniano dello shuttle, e' d'obbligo passarla al Duke Restaurant. Dopo circa un'ora d'attesa, passata a chiacchierare e a vedere vetrine (l'iraniano ci aveva consigliato di andare a cena alle 17 per evitare di fare coda, ma voi li vedete due italiani fare cena alle 17?), ebbene, dopo un'ora veniamo fatti accomodare ad un tavolo di legno massello, in un'atmosfera calda, dalle luci soffuse, ma dal molto chiasso. Sembra di stare nella stiva di una barca. Tutto in legno, tantissime foto e cimeli, tavole da surf ovunque e un menu' cartaceo che noi sapevamo gia' a memoria, essendoci impegnati ad entrare gia' preparati!!
Il cibo e' buono e i cocktail alla frutta ancora di piu'! Usciamo a fare due passi e mi godo una passeggiata lungo mare con una Paola leggermente brilla che e' uno spasso impagabile! Mi faccio volentieri portare da lei in albergo, finendo pero' in un mercatino qualche traversa prima di quella giusta! Guadagnato l'albergo, si riposa a lungo come non ci capitava da giorni e giorni.

Al risveglio, oggi martedi' 1 luglio, ce la prendiamo con comodo nel fare colazione in riva al mare e nello sbrigare qualche commissione! Oggi, tolta la breve parentesi di Oahu, isola su cui non puntiamo per nulla, i nostri passi si dirigono invece verso l'isola piu' naturalistica, selvaggia ed eterogenea dell'arcipelago: Big Island.
Voliamo all'ora di pranzo e atterriamo in una landa desolata, che sembra la luna. Dovete sapere che Big Island e' stata formata dall'attivita' eruttiva di due vulcani. La parte sud dell'isola rispecchia queste origini e l'attivita' che i crateri ancora esercitano quotidianamente! E' proprio per questo che siamo qui. L'obiettivo e' di andare a fare un sentiero che ci portera' vicinissimi alla lava che scorre! Rigorosamente da vedere al tramonto, tornando sui propri passi con frontale accesa e ben carica!
L'isola si presta ad un noleggio sui generis: prendiamo, come gia' raccontato da Paola, una Jeep Wrangler che ci permettera' di fare i sentieri tortuosi in avvicinamento al vulcano e all'osservatorio astronomico, che e' una delle altre attrazioni dell'isola. Si cominciano a macinare miglia, ma ci accorgiamo da subito che il tempo ci e' tiranno e non riusciremo a vedere oggi il vulcano. Questo non e' un peccato perche' il viaggio (svolto facendo il periplo dell'isola da ovest in senso antiorario, proprio per evitare il traffico della costa occidentale) ci mostra delle perle di rara bellezza. Tutta la parte nord dell'isola e' l'opposto della brulla parte sud: ovvero rigogliosa e verdissima! Guido abbagliato dai colori che si avvicendano: blu, azzurro, grigiastro alla nostra sinistra e' il mare con qualche nuvola di troppo, verde, giallo, pieno di palme, banani e chissa' quali e quante migliaia di altre specie e' l'entroterra tropicale! Ci ritagliamo anche il tempo, nonostante le parecchie miglia che dovremo percorrere, per visitare una cascata d'acqua bellissima! Akaka Fall! Per arrivarvi, sentiero facilissimo tra una vegetazione rigogliosa da gustare passo per passo! Mowgli, arriviamoooo!!!! :-)
Il viaggio prosegue fino casa, di e scrivendo il blog che ora state leggendo!
Il bed and breakfast e' (scusate il termine) inculatissimo! Mamma mia dove siamo finiti! Il parcheggio e lo scarico dei bagagli non e' cosa che ci fa stare tranquilli: dalla giungla, gia' rigogliosa dietro al baule, provengono versi di animali assolutamente sconosciuti nelle nostre citta', in piu' al buio si puo' dire che ci caghiamo letteralmente in mano! Cosa saranno stati? Pensiamo a scimmie di ogni specie, e magari insieme a loro sono appostati anche serpenti, cinghiali tropicali, iguane, tartarughe ninja e chissa' cos'altro! Ad ogni modo, con una pila frontale puntata verso la giungla, scarichiamo la macchina alla velocita' della luce e ci precipitiamo dentro la casa. La casa (di cui noi occupiamo una stanza) e' unica, spettacolare e stra-accogliente! Purtroppo arriviamo tardi abbastanza che tutti sono gia' nelle proprie stanze. Solo Jackie, la figlia dei proprietari, viene a salutarci, probabilmente svegliata dal nostro scapicollarci per il vialetto. Sembra una delle amiche di John: scalza, respira come loro (e vi assicuro che sti indu', per via della pratica dello Yoga, hanno ben un modo diverso di modulare il respiro!!) e parla affettata come loro! Le chiediamo, cercando di sembrare piu' incuriositi che spaventati, a chi appartengano quei strani versi la' fuori: "chikken!" e' la sua risposta... temutissimi polli! Lei ci mette su un po' d'acqua e noi da bravi italiani ci facciamo una pasta veloce con degli spaghetti thailandesi comprati al LogsDrug (e vi ho detto tutto rispetto alla loro qualita'), conditi con una salsa di pomodoro piccante (stesso market), che normalmente qui in USA si mette sulle patatine o sulle tortillas, ma che noi, alternativi, metteremo sulla pasta. Il risultato non e' male: Paola fa i piatti, mentre io cerco di debellare la classe degli insetti dalla faccia della terra, uscendone sconfitto anche dalla debellione nella sola cucina... Anche uno scarafaggio enorme si fa beffe di me e del bicchiere che astutamente avevo pensato di usare per catturarlo!
Domani la colazione e' alle 8:30, ora sono le 0:11 e sono pronto per crollare a nanna (Paola e' gia' tra le braccia di Morfeo da tempo)!
Buona notte!

Buon giorno,
ben svegliati! Se non vi e' mai capitato di gustare una colazione a base di frutti tropicali, pancake alla banana, bacon e del buon caffe' appena macinato prodotto localmente a Kona, circondati da una natura rigogliosa in compagnia di gechi variopinti, allora il nostro consiglio e' di trascorrere qualche notte al The Edge of the World. Questo e' stato l'idillio che abbiamo vissuto stamattina. La casa e la vista mare sono cosi' confortevoli che ci abbiamo messo un bel po' ad uscire.
Prima, e apparentemente unica, destinazione della giornata il Parco Nazionale del vulcano di Big Island, che racchiude i vulcani di Mauna Loa (il piu' grande al mondo) e di Kilauea.
Lungo la strada per raggiungere il parco, situato nel sud dell'isola, il paesaggio cambia continuamente. Si passa da luogo tetri (resi ancora piu' scuri dalle nuvole cupe che ci avvolgono) a luoghi ricchi di vegetazione rigogliosa (come gia' trovati a nord). Ci fermiamo per fare rifornimento in una stazione e saggiamo un po' della vera Big Island, luogo di gente semplice, a volte proprio povera, spesso trasandata, ma costantemente sorridente e paziente nell'aspettare che due turisti accomunata da
Dopo circa due ore di tornanti, il parco e' finalmente all'orizzonte. Ci informiamo presso il Visitor Center circa le attuali attivita' eruttive dei crateri, scoprendo che parte dell'anello che gira attorno ad essi e' chiuso a causa di una grossa colonna di gas tossico che ha preso a fluire dal cratere di Mauna Loa e che la tanto anelata visione della lava fluida e' al di fuori del parco, addirittura lungo un altro costone dell'isola.
Prima di guardare da vicino la colonna di gas, ci concediamo un veloce pasto nel quale la pietanza degna maggiormente di nota e' il dessert a base di cocco, panna e gelato alla vaniglia.
La visita ai crateri ha dello spettrale ed inquieta noi poveri fans del Signore degli Anelli, timorosi di incontrare sul nostro cammino qualche reduce della distruzione di Mordor.
La pioggia battente finissima ci rende ancora piu' pigri nell'affrontare qualsiasi tipo di sentiero che ci porti a piu' di dieci passi dalla jeep, pertanto ci limitiamo ad osservare le meraviglie di questo posto apocalittico relativamente da lontano.
La seconda tappa del tour vulcanico e' raggiunta dopo aver macinato almeno altre 60 miglia. Pur non potendo percorrere altri sentieri sicuramente piu' affascinanti, solo seguendo la colonna di persone ligie al dovere e risolute a non bruciarsi neanche il mignolo di un piede, arriviamo laddove e' possibile vedere l'effetto della lava che, buttandosi in mare, solleva una densa e affascinante colonna di fumo bianco. Rimaniamo per qualche minuto ad osservare la scena tra il meravigliato e il deluso (speravamo di vedere fiumi di magma ed esplosioni cataclismiche di lapilli), dopodiche' la spavalderia di Paola direziona i nostri passi verso l'osservatore astronomico sul monte Manua Kea (4.200 m).
La stanchezza comincia a farsi sentire, ma noi stoici conquistiamo in circa due ore il Visitor Center di Onizuka. La situazione e' di quelle disperate: la fame incombe e tutto cio' che abbiamo da sgranocchiare sono due (ed esattamente due!) crackers salvati dal pranzo, il freddo a circa 2.800 m cominciava a pungere i nostri polpaccetti abituati al calore lavico e, per quanto potessimo impegnarci a salire fino al vero osservatorio a 4.200 m, tutto sarebbe risultato vano a causa del fatto che avremmo trovato tutto chiuso. Meno male che pero' proprio fuori dal visitor center due guide stavano mostrando Saturno e Giove con altrettanti telescopi professionali. Scopriamo, chiacchierando con un'arzilla guida sulla settantina, che la costellazione di Orione e' invernale qui e si vede soltanto poco prima dell'alba! Altro mondo!!
Questa magra soddisfazione oltre alla visione del classico video che trovi in ogni visitor center di ogni parco americano (questo mostrava la costruzione dei magnifici telescopi a noi preclusi dall'oscurita'), riprendiamo la strada di casa che ci portera' esattamente al tempo presente, alle 23.40, in cui cerchiamo di ammazzare il sonno dettando e scrivendo delle parole strada facendo, le quali speriamo avranno un senso domani alla loro rilettura. In diretta Marco tenta disperatamente di imboccare la stradina giusta che ci portera' a casa... evviva ce l'abbiamo fatta!
Dopo qualche curva, ci ricordiamo la strada! Si entra di soppiatto a casa, si desiste dal cucinare una cena calda (solo una banana e dei crakers) e siamo gia' pronti per la nanna! Domani, sveglia alle 6:45 perche' una nuova avventura ci aspetta!!! Si vola a Maui Island!

Mahalo per la lettura!
Buona notte!
- Marco e Paola

Paola conquista la California!!



Carissimi!!

Continua la nostra avventura in suolo statunitense!
Il primo effetto speciale con cui ho voluto spiazzare Paola e' essere andato a prenderla con un'auto a dir poco originale: una vecchissima Subaru rossa di un amico di John, dal cofano dipinto con un ragno nero, dal cruscotto pieno di statuette del dio Ganesha e dalle cinture di sicurezza che ti avvolgono dall'alto come si vede nei film americani degli anni '80.
Essendo quasi l'ora di cena, quella sera non ci e' rimasto molto tempo per visitare la baia, quindi anche Paola, come gia' avevano fatto i miei, e' stata sottoposta alla cura "mega hamburger da Giant Nations" per poi approdare a casa, stanchi, pronti a fare le presentazioni di rito con John, Jen ed Erick.

Martedi' passa senza troppe novita': io mi ritaglio gli ultimi momenti al Lab in cui svuoto l'ufficio e faccio planning con Marco e Roberta per i mesi a venire. Paola cerca di riprendersi dal fusorario e di instaurare improbabili conversazioni gestuali con John, buon segnante, peccato che l'American Signs Language e' decisamente diverso dalla Lingua dei Segni Italiana. La sera siamo invitati a cena da Raffo e Davide che fanno un'ottima pizza. Si chiacchiera con gli altri due inquilini (un francese che provo a sfottere un po' per la partita vinta, ma senza convinzione vista la nostra recente sconfitta con la Spagna) e la sua ragazza che e' interessata a capire come e perche' sia noi sia Raffo abbiamo deciso di sposarci cosi' "giovani", mentre lei dovra' penare ancora un bel po' per far si' che il francese si decida!

Mercoledi', mentre Marco trascorre il suo ultimo giorno di lavoro, io, abbandonata al mio destino, passeggio per le vie di Berkeley con una cartina in mano. Visito cosi' il campus universitario e mi siedo su una panchina a godermi il sole e a leggere un libro. Osservo anche la gente che passa. Non uno studente senza la classica felpina "Berkeley - Cal" e qualche nero che passa cantando allegramente. Tornata lentamente verso l'ufficio, convinta che Marco al solito fosse in ritardo per il pranzo, mi accorgo che Berkeley ha dei veri poteri curativi perche' Marco era per strada ad aspettarmi da tempo! Gente, mai disperare! I miracoli accadono!
La sera finalmente saggio il suolo di San Francisco: facciamo in giro in auto durante il quale per la maggior parte del tempo dormo, per poi concedere al luogo pochi momenti di lucidita' e ammirare quanto Marco vuole farmi visitare.
Ho cosi' il piacere di vedere le case galleggianti di Sausalito, un bellissimo tramonto dal faro di Point Bonita, di passare sul Golden Gate e perdere il mio sguardo lungo la distesa di onde di Ocean Beach, luccicanti al chiarore della luna, fino poi a scoprire che poco distante, all'inizio del Golden Gate Park c'e' uno splendido Wind Mill (un mulino a vento) e che la pronuncia del Fainanscial (o Finanscial o Fainancial) District e' molto piu' difficile a ricordare di quanto sembri.

Giovedi' e' un giorno speciale: il mio primo giorno di vacanza dopo poco meno di sei mesi di lavoro in suolo statunitense. La mattina la passiamo ad Alcatraz. Era da tanto che desideravo visitarla e meno male che Paola era dell'idea di andarci insieme!
Partiamo in auto decisamente per tempo e seguiamo il suggerimento di John: ci dirigiamo verso la North Berkeley BART Station, la piu' vicina a casa, dove troviamo come preannunciato una fila di almeno una trentina (non di Trento!) di persone in attesa di un passaggio (a ride) per Downtown San Francisco. In questo modo, caricata una ragazza molto simpatica dalle origini colombiane, essendo almeno tre persone in auto, si fa Carpooling con tanto di corsia privilegiata in autostrada e passaggio gratuito sul Bay Bridge. Grazie John per il suggerimento!

Sbarchiamo sull'isola di Alcatraz, accolti da un cartella che reca la seguente scritta: "Chi favorisce l'evasione dei detenuti, sara' perseguito penalmente"! Alcatraz e' tanta natura, molto mistero, un luogo misto di terrore, paura e sofferenza. I detenuti al loro arrivo venivano accolti con un monito perentorio, l'Art. 5 del Regolamento del Carcere: "Voi avete diritto a vitto, alloggio e assistenza sanitaria: tutto il resto consideratelo un privilegio".
L'augiotour ci fa scoprire molti dei segreti di questa isola inospitale e terrificante. La city, apparentemente a portata di mano, era un miraggio impossibile da raggiungere pure per quei pochissimi detenuti che riuscirono ad eludere la sicurezza; questo a causa delle forti correnti e dell'acqua gelata della baia! Solo Clint Eastwood in "Fuga da Alcatraz" si vocifera che ce l'abbia fatta, alla faccia di quell'evaso dal nome Morris che l'attore interpretava, le cui sorti post fuga sono rimaste dubbie!
Prima di lasciare il carcere, quasi come se fossimo alla fiera del Libro di Torino, ci siamo imbattuti in un ex detenuto, ora ottantenne, che firmava copie del libro appena pubblicato. Nessuno di noi due ha avuto il coraggio di chiedergli di cosa fosse stato accusato!
Lasciato il bookstore ed evitati accuratamente tutti i souvenir di dubbio gusto quali la tazza del carcerato, le chiavi del carceriere e le schede fotocopiate di ogni singolo detenuto (utili giusto per capire la mente umana fin dove riesce a spingersi), ci imbarchiamo per la terra ferma, salutando con ammirazione il faro dell'isola di Alcatraz, il piu' antico (nonche' ancora in funzione) tra i fari della costa occidentale degli Stati Uniti, faro che ha tenuto compagnia a Marco nelle serate passate ad ammirare la baia dalle colline di Berkeley (e qui poco che ci scappa la lacrimuccia)!
Morti dalla fame, ci concediamo ancora un giro sul molo 39 (il turistico Pier 39) e in Fisherman Wharf, in cui pranziamo a base di crab al vapore (granchio) e clam Chauwder (zuppa di vongole) servita dentro una pagnotta scavata!
Non facciamo ritorno a Berkeley prima di aver zigzagato per Lombard Street e aver dato un'occhiata a North Beach!
La sera ho l'onore di conoscere Lisa e Jay, gli angeli custodi di Marco. Ceniamo in un locale country tipicamente americano, a base di steak, carne, contorni interminabili e due dessert (uno panna e cioccolato, uno con delle fragole enormi) che avrebbero fatto impallidire persino Bud Spencer in "Occhio alla penna"! L'occasione e' d'oro per consegnare loro la partecipazione e sara' elevata la probabilita' di averli al nostro matrimonio, giacche' destino ha voluto che il fratello di Lisa si sposi vicino a Torino proprio la settimana prima di noi!


Venerdi' e' il grande giorno della partenza per lo Yosemite National Park. Mille piccoli impegni di fanno ritardare, ma alla fine ci mettiamo in viaggio e conquistiamo pur con qualche ora di troppo (interminabile la fila in autostrada), un posto in prima fila per gustarci la natura di questo parco stupendo. Abbiamo il privilegio di dormire in una tenda nel bosco (Curry Village), di cenare vicini ad un procione (qui detto racoon) non troppo antipatico (quelli di Berkeley lo sono) e di svegliarci nel cuore della notte terrorizzati da due colpi di fucile sparati in lontananza!

Il sabato e' dedicato alla visita alle cascate (Upper e Lower Yosemite Falls e BridalXXX Fall) e a El Capitan, ripercorrendo parte delle orme gia' calpestate con i miei. Inoltre, visto che finalmente e' aperto, ci concediamo una vista della valle mozzafiato dall'alto di Glacier Point, per poi pranzare sotto le secolari sequoie di Mariposa Grove e far ritorno a casa , dove ci aspetta una cena a casa di Roberta (ottimi gnocchi fatti in casa) e una serata di clubbing con Raffo e Gisela, in un locale in cui (visto il weekend che vi stiamo per raccontare) ospitva stranamente una serata gay!

Domenica abbiamo assistito alla sfilata dell'attesissima Gay Parade di San Francisco (la piu' grande e assortita del mondo). E' stato un ottimo momento per discutere tra noi due di diritti dei gay, argomento sul quale ci e' particolarmente difficile essere totalmente aderenti alla posizione della Chiesa. Nel pomeriggio, nonostante il sonno e la stanchezza accumulata negli ultimi giorni, abbiamo ancora girato per il party organizzato dopo la Parade, tra le strade del Civic Center, per poi spostarci con John a North Beach e a China Town, in cui abbiamo camminato per vie affascinanti e visitato la vera libreria dove nacque il movimento della Beat Generation!


La sera c'e' stata la cena di arrivederci (spero) con la quale ho cercato di salutare molte delle persone conosciute in baia, con le quali ho condiviso questi mesi. Eravamo quasi 40, in un posto speciale: la Trattoria La Siciliana. Nonostante la cucina non fosse esattamente esattamente quella italiana a causa del brutto vizio americano di mettere troppo aglio nei piatti, ritengo che sia stato comunque il miglior modo per salutare tutti, lasciando di me un ricordo saporito! Ho ricevuto qualche pensiero, molte parole d'affetto, qualche lettera, un bellissimo libro su Berkeley autografato e dedicato da tutti i presenti, tutte cose che custodiro' gelosamente nel mio cuore.

Cara Berkeley, cari amici e colleghi, ho trascorso qui i sei mesi piu' impegnativi, interessanti, dinamici e divertenti della mia vita: torno a casa con il cuore gonfio di ricordi e di nostalgia.
Faccio mie le parole del Fiddler Jones, dall'Antologia di Spoon River:

The earth keeps some vibration going
There in your heart, and that is you.
And if the people find you can fiddle,
Why, fiddle you must, for all your life.
What do you see, a harvest of clover?
Or a meadow to walk through to the river?
The wind’s in the corn; you rub your hands
For beeves hereafter ready for market;
Or else you hear the rustle of skirts
Like the girls when dancing at Little Grove.
To Cooney Potter a pillar of dust
Or whirling leaves meant ruinous drouth;
They looked to me like Red-Head Sammy
Stepping it off, to “Toor-a-Loor.”
How could I till my forty acres
Not to speak of getting more,
With a medley of horns, bassoons and piccolos
Stirred in my brain by crows and robins
And the creak of a wind-mill—only these?
And I never started to plow in my life
That some one did not stop in the road
And take me away to a dance or picnic.
I ended up with forty acres;
I ended up with a broken fiddle—
And a broken laugh, and a thousand memories,
And not a single regret.


Mi piacerebbe dire di aver vissuto cosi' questi sei mesi: migliaia di ricordi e neanche un rimorso!


Goodbye California and Aloha Hawaii! Here we come!!!!

Paola e Marco

Paola is here!

Carissimi,

mi e' imperdonabile il ritardo con cui aggiorno il mio blog. Le ultime settimane sono state talmente intense che ogni avventura vissuta mi scoraggiava sempre piu' nel metterci mano. Solo un evento cosi' importante e l'insistenza della reale protagonista, nonche' degli scalpitanti lettori, mi potevano far ricominciare battere sui tasti, concependo questo titolo carrambesco: Paola is here!
Dopo mesi di attesa, in data 23 giugno due persone nel mondo accantonano il conto alla rovescia dei giorni per passare a quello delle ore che le separano.

Ebbene si', il momento e' finalmente giunto! Io, Paola, mi ritrovo all'aeroporto di Caselle, scortata da mamma, papa' e fratello su cui riverso a gogo' i miei soliti timori: "Se l'aereo cade, vi chiamo!". Per farmi stare zitta, mi riempiono di giornali e cruciverba.
Subito dopo il check-in, mi compro un panino e dell'acqua per pranzo, convinta che a Francoforte non sarei riuscita a farmi capire. Una volta a Francoforte aspetto di sapere presso quale gate devo presentarmi.
Dopo vari chilometri percorsi a piedi e aver visitato ogni angolo dell'aeroporto francofortese, giungo finalmente nel posto giusto. E qui iniziano i controlli!
1- Al desk una signorina mi chiede biglietto e passaporto, glieli mostro, mi fa passare. E' andata!
2- Un poliziotto mi controlla il passaporto, mi lascia passare pure lui, ma non prima di avermi detto "Italia? Bonciorno! Al dente?"
3- Al controllo bagagli a mano, mi aprono la valigia e scovano un'arma letale: una bottiglietta d'acqua! Profondamente in colpa, dico "Non e' mia! Mi vogliono incastrare!". Risultato: mi viene sequestrata l'acqua, ma niente panico! Due metri piu' in la' c'e' un venditore ambualnte pieno di qualsiasi cosa da mangiare e da bere. Chiedo allora una bottiglietta d'acqua: 2,75 euro... sti c...!
4- mi metto in coda per l'ultimo controllo, ma, a differenza di tutti quelli davanti a me, evidentemente terroristi ormai noti alle forze dell'ordine, io non vengo lasciata passare immediatamente, ma vengo mandata in un angolino a compilare un modulo in cui giuro e spergiuro di non aver mai pensato male di Bush, di credere fortemente che gli Stati Uniti vinceranno gli Europei e che osama per me e' sempre solo stata una marca di pennarelli. Fatti i compiti, mi sento pronta per spiccare il volo, ma non e' ancora finita qui, perche' il poliziotto pacatamente mi chiede "Are you a drinker?" (Sei una che beve?). Dopo un veloce esame di coscienza, rispondo guardinga "No!" (se intendi sotto i 40'). Al suo insistere "Davvero?", rispondo ancora piu' decisa "Certo!", sperando in cuor mio di aver capito bene la domanda e che comunque la bottiglietta d'acqua che avevo in mano non fosse inclusa.
Alla fine vengo promossa e salgo sull'aereo. Mi metto alla ricerca del mio posto a sedere, osservando sollevata quelli che mi lascio alle spalle: belli, spaziosi, comodi... ma purtroppo di prima classe! Il mio presentava invece mezzo metro cubo d'aria, un cuscino e una copertina lacera.
Mi sistemo in attesa che giunga il mio vicino: un signore tedesco sulla quarantina che durante il viaggio cerchera' di darmi discorso, ma io dopo mezz'ora di conversazione in inglese, sorridendo anche quando capivo solo vagamente di cosa stesse parlando, tiro fuori il mio sudoku e mi butto nel mondo dei numeri.
Purtroppo dal mio posto vicino al finestrino potevo vedere solo l'ala dell'aereo, ma e' stato emozionante lo stesso: non mi e' mai successo di vedere non tramontare mai il sole!
Il tempo e' passato tutto sommato velocemente tra un pisolo, un film in inglese, un cruciverba, un po' di musica, un po' di lettura, uno sguardo alla mappa che mostrava la strada percorsa e quella rimanente e naturalmente il solito modulo da compilare!
Ci vengono anche serviti cibi e bevande e non ho ben capito con quale ordine logico.
Anyway, poco prima delle 20 (ora di San Francisco) atterriamo in aeroporto. Mi dirigo ancora una volta al controllo passaporti, pronta per un nuovo interrogatorio, e contenta, perche' tanto ormai negli Stati Uniti c'ero arrivata! Il poliziotto mi saluta e senza mezze misure mi chiede perche' sono venuta negli Stati Uniti.
- Vacanza.
- Hai amici a Berkeley?
- Il mio fidanzato.
- Porti con te cibo? Non hai portato PASTA al tuo ragazzo?
- Certo. Rigorosamente al dente!
- Hai con te piu' di 10.000 dollari?
- Si'... magari!
Mi prende le impronte digitali, mi fa una foto ricordo e mi lascia passare. Evvai!
Aspetto il mio bagaglio che tarda ad arrivare e nel frattempo penso che potrebbe essere finito a Tokyo o a San Paolo, ma no... eccolo finalmente! Lo trascino a fatica sul carrello e inizio a planare verso l'uscita. Ma ecco che mi si para davanti un nuovo poliziotto che mi chiede ancora le stesse cose! Ma dico io, me l'ha gia' chiesto il tuo amico di prima, non potete parlarvi anche un po' tra di voi? Quante volte volete sapere che sono qui per vacanza, che ho raggiunto il mio ragazzo che studia qui da sei mesi, che adesso alla faccia vostra che ve ne state qui a stressare i turisti, ce ne andiamo alle Hawaii?
Ok, anche questo sembra soddisfatto e mi saluta con "You're welcome in the United States". Si', ma che fatica entrarci!
Finalmente posso dirigermi verso l'uscita. Sorrido a tutte le telecamere che incontro, convinta che Marco mi stia osservando dall'altra parte e poi, dietro le ultime porte, finalmente lo vedo!

Una volta apparsa sugli schermi dell'aeroporto, ho avuto la certezza matematica che Paola non si fosse imbarcata per Bangkog e che dunque tanta attesa e tante videocall skype malfunzionanti erano finalmente terminate. Dopo un forte abbraccio che ci ha fatto dimenticare in un baleno tanti mesi separati, eccoci pronti per conquistare gli USA!

To be continued...

Paola & Marco

Il prima e il dopo... esperienze di famiglia!



Carissimi,

chiedo perdono per la lunga assenza ma il lavoro e alcuni intoppi hanno fatto si’ che non avessi granche’ da raccontare delle settimane post pasquali, tranne delle ultime due, nelle quali sono venuti a trovarmi i miei e abbiamo fatto uno dei giri piu’ belli che io ricordi.
Dopo le cocenti delusioni elettorali che rendono ancora piu' significativo il divario tra cio' che respiro qui e la melma che mi aspetta ritornando da voi (concordo con ogni parola del commento al post scorso del buon Matteo), sono finalmente arrivate a meta' aprile delle belle sorprese.
Il riabbraccio con facce di famiglia e’ stato bellissimo e la pre-preparazione degli itinerari per mostrare la baia ai miei e’ stata emozionante; la sensazione nel momento di condividere con loro i posti che ormai ritengo parte della mia quotidianita’ e’ risultata insolita: un misto di eccitazione e di nostalgia (simile a quella che mi prendeva da piccolo quando i miei mi venivano a prendere da un luogo in cui mi stavo divertendo un mondo, come una festa di compleanno, una giornata all’asilo o un pomeriggio al parco), quasi appunto identificassi con l’arrivo dei miei la fine del mio sognoammericano.
Mi fa riflettere a proposito di sognoammericano un commento che mi ha fatto mio padre proprio ieri; diceva qualcosa del tipo: "Ho l'impressione che al tuo ritorno farai fatica a salutare questo posto meraviglioso". Dentro questa frase c'e' tutto quel che sto vivendo, e' palese, basta venirmi a trovare per intuire in quali posti meravigliosi vivo, che gente in gamba frequento, che ambiente stimolante e' Berkeley e come tutti siano rispettosi delle diversita' e magnificamente accoglienti. Finche' lo dico io forse questo lascia il tempo che trova, ma lasciate che i miei vi raccontino di persona...
Dicevo delle sorprese positive: sono arrivati regali dall'Italia, di cui ringrazio pubblicamente i relativi fautori. Sono stati graditissimi!
Anche dal punto di vista lavorativo ho avuto un ottimo feedback del mio lavoro svolto fino a questo momento. Sono partito per la gita con i miei lasciando una relazione da far leggere ai boss che ha impressionato favorevolmente e che mi fa ben sperare per questi ultimi mesi di lavoro intenso!
Ville e' partito ormai ed il distacco e' stato sinceramente triste per quanto avevamo condiviso in questi mesi. E' arrivato a tenere alto il morale Raffaele, un ingegnere di Cosenza col quale i presupposti sono buoni per ben trascorrere i prossimi mesi.

Non vi tratterro' a lungo, poiche' sto preparando una sorpresa riguardante questa famosa gita. Spendo due parole su quanto fatto con loro prima e dopo.
Il prima e' stato caratterizzato dallo smaltimento del jetlag e dalla visita in baia. In una manciata di giorni, con un occhio vigile al completamento della relazione di cui prima, ho accompagnato i miei qui nei dintorni, facendo loro scoprire e scoprendo io stesso posti bellissimi di San Francisco e persino della East Bay (qui vicino Berkeley).
Oltre quanto documentano le foto, i miei hanno potuto vedere cosa significa fare la spesa a Berkeley Bowl, con migliaia di verdure, frutta, spezie e farine di ogni tipo, nonche' hanno vissuto la S. Messa della domenica sera, a lume di candela, scaldata da dei canti da brivido, con il prete che ha raccontato perfettamente a memoria il brano del Vangelo, quasi meglio di un Vecchio Lupo col suo Branco.
E' stato divertente vedere quanto sia difficile per noi italiani impattare con un tipo di cucina etnica strana, come quella del Tempio Thai o quella Indonesiana. Devo dire che i miei non hanno mancato di spirito di adattamento. Hanno anche avuto l'onore di cenare con il mitico Marco (il manager del mio Lab), con Lisa e Jay (cosi' hanno avuto modo di conoscere i miei angeli custodi) e hanno condiviso piatti e tradizioni con i miei coinquilini (vedi foto), con i quali abbiamo improvvisato un'ottima cena durante la quale ognuno ha cucinato il proprio "piatto forte"!

Ricchi di queste esperienze siamo partiti per il viaggio e, al ritorno, con il cuore e la mente ricchi di immagini, c'e' ancora stato il tempo di vivere un tramonto stupendo dalle colline di Berkeley e assaggiare dell'ottimo Cabernet Sauvignon Californiano.

Eccomi qui adesso a scrivere queste righe da solo, con i miei proiettati a 10000 piedi d'altitudine verso l'Italia.
Purtroppo le belle esperienze finiscono abbastanza in fretta e si torna alla normalita'.
Non mi resta che aspettare altri ospiti, ma nel frattempo rientro in possesso della mia camera, del mio bagno e dei miei ritmi di vita che, almeno per qualche mese ancora, sono piu' tipicamente americani che italiani!

Un abbraccio di ben ritrovati a tutti i miei lettori,
con affetto,

Marco

Spesa & Campus notturno!


Carissimi!

E' passato molto tempo dall'ultimo post e ne sono successe molte. Dividero' il racconto in due parti: qui il contorno, nel prossimo post... la sostanza!

La vita qui ormai procede tranquilla. Il lavoro e' sempre piu' stimolante e l'interazione con gli altri colleghi e' sempre migliore. Ora sto iniziando a mettere mani sul sistema pratico, mentre finora mi sono occupato di cose teoriche, che non mi hanno dato la possibilita' di smanettare molto!

Allego al post le foto di due momenti divertenti. Uno e' un resoconto dei reparti piu' colorati dell'ultimo store in cui sono andato a fare la spesa. Frutta e verdura di ogni genere, carciofi enormi e numerosi tipi di zucche/zucchine/peperoni/frutti esotici!
Grazie anche all'aiuto di Eric sto scoprendo verdure mai viste (perdonatemi l'ignoranza). Oltre alle zucche/squash di cui ho gia' parlato, ho scoperto lo shallot (ovvero una sorta di erba cipollina, che il vocabolario traduce con scalogno), ovvero un incrocio tra l'aglio e la cipolla. Non oso immaginare l'alito, dopo averlo assaggiato...

La seconda trance di foto riguarda una visita che ho fatto al campus. Mi sono divertito a sperimentare qualche foto notturna. Giudicate voi! Il fatto divertente da raccontare e' pero' accaduto prima. Se vi ricordate, ieri (martedi' sera) doveva iniziare un ciclo di incontri dai padri Gesuiti per il commento dei Vangeli quaresimali. Ieri mi presento, ma l'incontro non c'era, senza che nessuno mi avesse avvertito! La cosa divertente e' che finisco nella comunita' Gesuita dove vivono gli italiani e faccio conoscenza con due ragazzi veramente simpatici, i quali mi invitano a rimanere a cena. Detto fatto, mi trovo seduto e circondato da 7/8 portate buonissime (carne, pesce, riso) che mi fanno subito passare la delusione di essermi arrampicato a piedi (per nulla) sull'irta collina di Berkeley!
La Provvidenza mi fa quindi cenare come meglio non avrei potuto, mentre si scambiano due parole... io racconto che faccio qui, loro mi raccontano com'e' la facolta' teologica a Berkeley. Vengo a scoprire due cose interessanti. La prima e' che Berkeley attualmente ospita una delle biblioteche piu' rifornite al mondo (libri di ogni genere e di ogni lingua). La seconda e' ancora piu' interessante. Tutto il lato nord di Berkeley hill e' costituito da comunita' religiose di tutti i generi (Gesuiti, Francescani, Luterani, Ebrei, etc. etc.) e, da quel che ho capito, la facolta' teologica e' multiconfessionale. Quindi c'e' una compenetrazione di culture e di credi che non ha eguali! Inoltre, la facolta' teologica e' aperta, vale a dire, chiunque puo' inserire nel proprio piano di studi materie teologiche, cosi' come chi studia teologia ha la liberta' di andare a seguire dei corsi di filosofia, linguistica, etc. che, a detta di questi gesuiti, in Italia non sarebbe consentito fare, a causa della rigidita' dei corsi di studi di teologia!
Un'altra cosa interessante e' il fatto che questi gesuiti vengono mandati a studiare in tutto il mondo! Quindi tu, gesuita, devi essere pronto a fare il tuo corso di studi in qualsiasi lingua. Se ci pensate, a questi e' andata bene, perche' studiare in inglese non e' il peggiore dei mali... ma pensate se vi capitasse di andare a studiare in Polonia... mica e' una parola studiare lingua e materia da zero in una botta sola...
Quindi... tornando a casa dalla zona della Jesuit School mi sono concesso questo reportage fotografico. Notate che sembra di essere in un parco, tipo la Mandria o il Valentino, con tanto di fiumiciattolo, ed era buio pesto... Le foto sono tirate con esposizioni superiori ai 4 secondi!

Cosa si racconta dall'Italia? Si vota? Sapete che forse non potro' neanche votare? Dovro' informami, ma mi hanno detto che per farlo richiedere esplicitamente qualcosa che mi farebbe perdere l'assistenza sanitaria italiana. Qualcuno ne sa niente? Si', lo so... basta guardare su internet! Mi attivero'!

Sono andato alla Messa delle 22 domenica scorsa, ero curioso di parteciparvi. Era la fine della settimana di incontro multiconfessionale: il prete a meta' e alla fine della Messa si e' seduto per rispondere alle domande degli studenti di altre religioni che erano venuti a seguire il rito. E' stato un momento molto interessante e anche particolarmente divertente, visto il modo decisamente fuori dagli schemi con cui il prete ha raccontato alcune parti del rito. Non siamo ai livelli della barzelletta del prete che viene redarguito dal Vescovo dopo aver detto una Messa ubriaco... ma siamo ben lontani dal formalismo italiano!
Al termine della celebrazione, the e cioccolata calda per tutti sul sagrato della Chiesa e due battute con il prete che, dopo la benedizione, esce sempre prima dei parrocchiani per accomiatare e stringere loro la mano! Altro mondo...

Per il resto, un pensiero ai malati di casa e a coloro che soffrono! Questo e' un periodo un po' critico per alcuni parenti. Tenete duro! Vi penso con affetto!

Chiudo qui, un abbraccio a tutti quanti, a presto per altre, nuove, piu' interessanti, notizie!
Marco

Quinto giorno a Praga!

Carissimi,

volendo dar seguito all'illazione del prode Giulio, secondo il quale dalle foto si vedrebbe un mio gonfiarmi repentino, sono qui a giustificare la quantita' di cibo ingurgitato con le lunghe, estenuanti e pertanto energeticamente provanti, camminate alle quali Paola mi sottopone!

Ebbene, volendo parlare di camminate, stamane possiamo raccontarvi di aver fatto molti kilometri, ma senza stancarci. Dopo una notte passata ad imprecare contro 3 sgualdrinelle sedicenni appena arrivate, che hanno scambiato il silenzioso (fino a ieri) ostello per una discoteca e pertanto tenuto musica alta in camera fino all'una, ora in cui hanno deciso di recarsi (pressoche' nude) nella discoteca qui vicino al ponte, dopo dunque una notte di questo genere (perche' altro casino si e' sentito al loro rientro verso le 6, con porte sbattute e risa da ubriache), ci siamo svegliati (o meglio, ci siamo alzati) di buon'ora perche' avevamo in programma alcune visite dai tempi serrati, che pertanto non permettevano perdite di tempo.

Fatte fuori le ultime crostatine e gli ultimi intruglietti che siamo riusciti a farci grazie al bollitore, scendiamo per strada alla volta del ponte Carlo, direzione Palazzo Reale. L'ascesa mi fa sudare e il leit motiv della maglietta fradicia mi accompagnera' per il resto del giorno! Visitiamo pertanto con la dovuta solerzia il palazzo reale e quanto ci rimane da visitare da ieri (sensazionale che qui i biglietti valgano due giorni, in modo da poter fare tutto con la massima calma), per poi catapultarci verso il ponte Cechov perche' alle 12.00 parte la crociera tanto sospirata.
Dovete sapere che rincorriamo questa crociera da giorni: volevamo inizialmente fare quella di sera, ma ogni sera qui ha sempre diluviato. Oggi ci siamo impuntati sul fare almeno quella a pranzo. Prendiamo il biglietto e mai danaro fu ben speso. Sebbene il pranzo a buffet lasci il tempo che trova, la crociera si rivela dolce e romantica, permettendoci di assaporare una Praga differente da quello che normalmente si vede. Poco ci hanno scomposto le gocce di pioggia, che abbiamo salutato seduti su una panca del battello scoperto, sotto il nostro pratico ombrellino arancione, regalo e ricordo di cari amici politecnici!
Conclusa la crociera, durante la quale aveva pesino fatto capolino il sole, ci siamo diretti al ponte Carlo per comprare un souvenir che potrete trovare un giorno in casa nostra... Non facciamo in tempo a sceglierlo e comprarlo che viene giu' il finimondo. Di corsa sul ponte Carlo, mentre ci si affretta verso casa, Paola e' intenta a difendere dall'acqua il prezioso souvenir, infilandoselo sotto la maglia: con una mano tiene l'ombrello, con l'altra la borsa, la pioggia aumenta sempre piu' e si sente pure dire da Marco "Presto, presto! Passami la macchina fotografica!"... La risposta data non si puo' qui ripetere! Infine guadagniamo finalmente casa, mentre la solita maglietta di Marco, gia' provata dal sudore della mattina, si prende tutta la pioggia possibile e immaginabile, soprattutto perche' lo sciagurato, incurante del nubifragio che si sta abbattendo su di lui, continua imperterrito a scattare foto! Per fortuna l'ostello e' a 30 metri dal ponte, quindi siamo salvi in breve!

Passeremo il pomeriggio a leggere e a dormire, data la notte brava (vissuta a danno nostra da altre...)
Tre chicche in questa giornata sono:
1. la mattina presto, prima di uscire alla volta del palazzo reale, Marco ha l'idea idiota di spostare lo stendino (sapete quello con le due ali che si aprono) contro la porta delle 3 di cui sopra, con una delle due ali appoggiate alla porta. Ci saremmo crogiolati per il resto della giornata al pensiero che, alla prima che avrebbe aperto la porta, le sarebbe caduto in testa il braccio dello stendino. Al ritorno abbiamo lanciato sguardi in cerca di bernoccoli, ma il phard era troppo spesso su ognuna per scovarne minima traccia.
2. La seconda e la terza chicca riguardano Paola. Stamattina, Marco si sveglia premuroso e prepara la colazione per entrambi. Si avvicina al letto per svegliare dolcemente Paola la quale, dopo una notte passata a dormire con i tappi per contrastare il russo di Marco e il baccano delle 3 broccole-col-bernoccolo, pensa bene di sollevarsi energicamente e sbattergli il piumone addosso, facendogli la doccia di caffe' caldo. Il self control di Marco qui guadagna immantinentemente 10000000 punti.
3. L'ulteriore chicca della signorina Oss Emer avviene al suo risveglio dopo un pomeriggio di sonno, quando, ancora nel dormiveglia, farfuglia una frase senza un apparente senso ad un Marco lettore del suo romanzo di mare. Premuroso Marco gli si avvicina a 40cm circa con la faccia pensierosa e interrogativa, accennando un "Eh?", quando Paola schiude gli occhi lanciando un urlo terrorizzato, neanche avesse visto la faccia di ET vestito da carnevale. Marco fa un balzo indietro imbracciando una calibro 38, deciso a farla (Paola) finita, quando il self control si rifa' avanti, guadagnando in un istante altri 10000000 punti di benemerenza!!!

Il resto della serata si trascorre alla ricerca di souvenir (secondo la versione di Paola) e alla ricerca di psicofarmaci per Paola (secondo la versione di Marco). Finito il giro perlustrativo, si prova l'ultimo locale, molto informale e dall'ottimo menu', nel quale Paola ormai da' prova di saper bere birra senza storcere il naso e Marco (con l'aiuto della PsicoPaola) che dichiara guerra con vittoria (alata) ad una mezza anatra con crauti dal sapore di-vino!

Concluso il romanzo (Marco), calmati i nervi (Paola), entrambi ci si ritira per deliberare!

Un abbraccio,
PsicoPaola & il suo PsicoFarMarco

Quarto giorno a Praga!



Carissimi,

la giornata inizia tardi: forse Marco ha sognato tutta la notte grigliate di carne e boccali di birra e non ha smesso un minuto di russare, a discapito di Paola che ha dovuto recuperare almeno qualche ora di sonno la mattina, mentre il riposato Marco leggeva le esternazioni di Domenech.
Stancamente verso mezzogiorno ci si avvia su ponte Carlo, verso la chiesa di San Nicola (un'altra), dal barocco bello e sfarzoso.
Vista l'ora non perdiamo l'occasione di infilarci in uno scantinato dal nome invitante (Steak House), con l'obiettivo di rendere ancora piu' difficile la salita pomeridiana al castello.
Pagato il conto rigorosamente cash, entriamo nei giardini reali, e attraverso viti e roseti, raggiungiamo il castello vero e proprio (che non visiteremo). In realta', grazie ad un biglietto cumulativo che dura due giorni, possiamo visitare la stupenda chiesa di San Vito, il convento delle monache (ormai sede di una mostra di manierismo boemo) e la parte di storia del castello!
Ci riserviamo per domani il secondo round: ovvero castello e annessi!!
Appena usciamo inizia a tuonare e a piovere fitto. Siamo su una collina, a un buon chilometro da qualsiasi riparo: mettendoci l'anima in pace e con due mini ombrelli, ci muoviamo verso il fiume, sul quale avevamo una mezza intenzione di fare una gita in barca. Anch'essa rimandata a domani!
Ci concediamo allora un'ultima corsa verso un souvenir che noterete adornera' la nostra casa e proviamo un nuovo ristorante. Sara' gradita la zuppa calda (quasi fosse Natale, mentre e' il 10 agosto, quindi auguri a tutti i Lorenzi) e uno stinco di porco da condividere, cucinato in birra scura, che non si rifiuta mai a nessuno!!!

Barcollanti e fradici si torna a casa e, prima di ritirarci per deliberare, un pensiero a tutti voi che ci seguite da lontano e che non vedevate l'ora di leggere queste righe sconnesse!!!

Un abbraccio,
Paola & lo stinco
Marco & la zuppa

Terzo giorno a Praga



Carissimi,

eccoci di nuovo a raccontare le nostre peripezie! Oggi siamo stati in giro per le vie della Citta' Vecchia. Dopo un caffe' di dubbia qualita' (nonostante tu lo chieda short e loro ribadiscano "piccolo!", te lo portano very long), i nostri passi ci conducono in una piazza vertiginosamente bella nella quale visitiamo a rotazione il municipio (con l'orologio astronomico e la torre), la chiesa di San Nicola e il tempio di Tyn. Chicca di questo giorno e' l'assoluta incapacita' di Paola di ascoltare le spiegazioni della guida, mentre e' intenta a fare foto! Si perdera' molte notizie su Kafka (pallosissime per la verita'...) e molto altro!
Il pomeriggio volgera' al brutto tempo, quindi, per evitare di bagnagnarci, diveniamo ferratissimi in merito a calici/bicchieri e cristalleria (i negozi di cristalli di Boemia qui abbondano). Sa mai che potra' esserci utile un giorno...

Dopo una lunga passeggiata, alla ricerca di scorci significativi, nel tardo pomeriggio il nostro lettino ci accoglie per un pisolino ristoratore, fino al momento di ritrovare un gradito vecchio amico: il pub Rudolfinus che avevamo provato la prima sera!
Questa sara' la volta di una grigliata mista di carne, che non ha nulla a che invidiare a quella di Valdellatorre!

Torniamo strisciando a casa, per leggere un po' mentre Marco lottera' ancora con 4/5 corse al bagno notturne, dovute alle due birre necessarie a buttare giu' la cena!!

Ritirandoci per deliberare, vi abbracciamo con affetto,

Paola & Marco

Primo giorno a Praga



Carissimi,

dopo il ritorno da Israele, una scuola di dottorato a Bressanone (che non sono mai riuscito a raccontare) e il temuto (ma bellissimo) Campo di Gruppo, finalmente l'agognata vacanza!
E' con sommo piacere che condivido con l'esimia Paolina la stesura (a doppia mano, immaginate il casino nel dover digitare una lettera ciascuno :-)) dei prossimi post da Praga!!!

La vacanza ha finalmente avuto inizio stamattina, quando alle ore 11 circa, ci mettiamo in viaggio per Milano Malpensa. Mai la fida 147 si e' presentata tanto vuota: la tirchiaggine ci porta a comprimere i nostri bagagli in due miseri zainetti da portare con noi sull'aereo, visto che con l'Easyjet trasportare il bagaglio in stiva costa ben 15 euro!!! ... per poi farcelo perdere, come si sente in questi giorni!!!
Arriviamo puntuali, ma la fila per il check-in di circa 1 ora e il cambio valuta, il controllo sicurezza e quello passaporti di un'altra ora e mezzo, ci fanno arrivare per ultimi all'imbocco del gate, quando gia' stavano annunciando i nostri nomi! Che figura di m...
Ci imbarchiamo, i posti a sedere non sono vicini, ma saremo divisi dal corridoio. Questo conservera' (durante il decollo, i vuoti d'aria e l'atterraggio) intatta la mano di Marco, altrimenti stritolata dalle unghie dell'impaurita Paola!
Il volo vola in un attimo e a Praga non dobbiamo neanche aspettare i bagagli. Usciti dall'areoporto cerchiamo di capire come fare due biglietti del pullman: ci sono 8 tariffe diverse tutte scritte in ceco, e le macchinette accettano solo monete mentre noi abbiamo banconote da 10 volte tanto! E' li' che scatta il colpo di genio di Paolina: abbiamo trovato un distributore di bevande che accetta sia corone che euro, noi infiliamo euro e riceviamo corone di resto!
Preso il bus 119 e, di seguito, la linea 1 verde, ci troviamo nel centro di Praga, vicini a Charles Bridge che passa sul fiume Moldava, Vistola o Elba... ancora non avevamo capito bene di quale si trattasse. Marco ipotizzava anche il Nilo, ma non ci avrebbe scommesso la sua Alfa... (meglio per lui...)! Dopo qualche peripezia per trovare l'ostello (secondo l'ufficio informazioni non esisteva un ostello con questo nome!), tutti sudati e accaldati ci ritroviamo davanti ad un portone in legno! Ci accoglie una ragazza che ci porta al terzo piano (senza ascensore), dove, in una mansardina tutta ristrutturata, ci attende la nostra camera! Il luogo e' confortevole, pulito, nuovo. La stanza ha gli abbaini e sulle pareti si stende un cimitero di insetti spiaccicati dai precedenti inquilini. Si vedono i tetti delle altre case in lontananza e c'e' il bagno in comune con vasca e lavatrice. La useremo mai?? Mah! Siamo nel pieno centro di Praga a due passi da Charles Bridge e abbiamo uno stupendo bollitore in camera, il tutto ad un prezzo irrisorio: cosa vogliamo di piu' dalla vita? DORMIRE!!!!

Dopo un sonno ristoratore, la pancia inizia a richiamare la nostra attenzione, ormai insoddisfatta del misero panino ingurgitato a Malpensa! Chiediamo consiglio su un posto tipicamente ceco e ci ritroviamo in una bettola: Rudolfinum House. La serata, come testimoniano le foto, prevedera' un veloce assaggio di insalata, mentre sulla distanza realizza i piu' reconditi sogni di Marco: uno stinco di porco accoltellato da sapienti chef fa la sua comparsa sul desco, scelto a caso da un menu' assolutamente incomprensibile. A Paola e' toccato in sorte uno spezzatino di vitello con il gulash, piatto certamente piu' pertinente al tipo di persona!
Insomma, al grido: Lasciate ogni speranza voi dietologi... ci facciamo sotto e il risultato finale, bisogna ammetterlo, e' a favore dello stinco di porco, che resiste ai ripetuti attacchi di Marco, il quale deve desistere di fronte all'ennesimo anfratto colmo di carne che gli si para davanti sollevando l'ultimo lembo di pelle!!
Unica consolazione e' il doppio boccale di birra Urquell, che viene a costare meno dei due bicchieri di acqua di Paola che, tirchia com'e', sta pensando di convertirsi all'alcool pur di risparmiare 10 corone!!!

Stremati dal cibo, ci si ritira per deliberare!!!
Un abbraccio a tutti,

Marco & Paola